La Resistenza dell’Azione cattolica italiana

Il contributo delle donne e degli uomini di Ac alla lotta contro il nazi-fascismo e alla nascita dell’Italia democratica e repubblicana

[…] Il confronto tra coscienza dei singoli e dato storico concreto

Anche in questo caso fu il confronto faticoso e sofferto tra la coscienza dei singoli e il dato storico concreto a determinare la scelta di campo. Soltanto a questo livello e non sulla scorta di indicazioni dall’alto o di una prassi consolidata, dunque, potevano maturare scelte difficili come quelle richieste dopo l’armistizio.
Così Teresio Olivelli ebbe a scrivere parole giustamente rimaste famose: «Mai ci sentimmo così liberi come quando ritrovammo nel fondo della nostra coscienza la capacità di ribellarci». La scelta maturata portò poi a declinarla con modalità differenti. Per fare solo alcuni esempi tra i tanti:
Gino Pistoni, il quale aveva consapevolmente scelto di abbandonare l’esercito del rinato fascismo della Repubblica sociale italiana per i valori che incarnava e di unirsi alle formazioni partigiane, durante un combattimento si attardò per soccorrere un milite repubblichino e fu colpito a morte. Sulla tela del suo tascapane, il giovane di Ivrea scrisse con il sangue: «Offro mia vita per Azione cattolica e per Italia, Viva Cristo Re».
Odoardo Focherini, padre di sette figli, nonostante potesse preoccuparsi solo della famiglia, decise di aiutare gli ebrei per salvarli dalla deportazione, con il rischio di fare la loro fine, come prevedeva la nuova legislazione. Scoperto, iniziò la trafila che lo condusse al lager di Hersbruck, dove morì, assistito da Olivelli – gli incontri tra i soci dell’Ac si verificarono per strade inattese, anzi nei campi di concentramento furono improvvisate anche riunioni inaspettate – a cui lasciò detto che offriva la «vita in olocausto per la mia Diocesi, per l’Azione Cattolica, per il Papa e per il ritorno della pace nel mondo». […]

Di Paolo Trionfini