I miei figli, voglio prima rivederli…

Oggi, 13 maggio, Gianna Focherini, quintogenita di Odoardo e Maria, è salita al Padre.

Ringraziamo il Signore per averci fatto vivere la sua intelligenza, la sua cultura, la sua precisione, la sua grande capacità narrativa, la sua voglia di cantare, il suo amore per la montagna e le sue crostate.

Mirandola, 1941. Gianna Focherini è la bimba in basso a destra.

Nel giugno 1946 la figlia Gianna riceve Eucarestia e cresima e Maria le scrive questo biglietto: «La tua mamma e i tuoi fratellini in questo giorno bello si uniscono a te per gustare la tua stessa gioia. Con ogni migliore augurio ti diamo un grosso bacio che è anche il bacio di Babbo che dal cielo, più vicino di quanto siamo vicini noi, gioendo con te ti benedice».

Rosario Livatino beato

da: https://www.prospettive.eu/2021/05/10/rosario-livatino-e-finalmente-beato-la-sua-festa-sara-il-29-ottobre/

di Giuseppe Adernò

La Sicilia terra di Santi, di Martiri e di Eroi è stata ancora una volta benedetta con la solenne beatificazione del Giudice Rosario Livatino, il primo magistrato laico che sale agli onori degli altari.
Definito martire “in odium fidei” diventa modello di fede e di testimonianza cristiana, avendo sempre pregato “con il Vangelo in mano” e “con la Costituzione ed il Codice nella mente”. […]

La camicia azzurra insanguinata che indossava il 21 settembre del 1990, quando fu ucciso dai sicari della cosca mafiosa “Stidda” è ora una preziosa reliquia da venerare e “il suo sangue diviene seme di cambiamento, trasformazione e rinascita” per la terra di Sicilia.
La Messa di beatificazione, nella cattedrale di Agrigento presieduta dal Card. Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, con la partecipazione dei Vescovi di Sicilia è stata introdotta dalla presentazione del postulatore Mons. Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro-Squillace. Il “piccolo Davide “, appellato anche “giudice ragazzino” ha vinto la prepotenza del “Golia Cosa Nostra” e il grido solenne di Giovanni Palo II “Convertitevi, un giorno verrà il giudizio di Dio”. […]

Rosario Livatino insieme a Don Pino Puglisi, ucciso nel settembre del 1993, come risposta violenta della Mafia all’anatema di Giovanni Paolo II sono le colonne portanti della cattedrale della legalità che s’intende costruire, seguendo l’esempio di così insigni Maestri e Testimoni. […[]

La sua scelta coerente per i valori e i principi cristiani gli è costata ieri la morte, oggi la gloria della beatificazione, e Rosario Livatino arricchisce la schiera dei “giovani beati” dell’Azione Cattolica : profeti e martiri del nostro tempo: Pier Giorgio Frassati, Alberto Marvelli, Ivan Mez, Maria Sagheddu, Odoardo Focherini, Pierina Morosini, Marcel Gallo , Teresio Olivelli e i sei giovani martiri messicani. I loro messaggi e la testimonianza della loro vita, giungono al cuore dei giovani per un cammino di rinnovamento spirituale ponendosi ogni giorno “Sub tutela Dei” come registrava nell’agenda con la sigla “STD” il “piccolo giudice”.

Le parole di Livatino: “Nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti ma credibili”, sono confermati dal suo impegno di vita professionale, nel fare bene ogni cosa e dare alle azioni comuni la valenza delle cose eccezionali.

Il dono di sè

Da: https://www.agensir.it/quotidiano/2021/4/28/diocesi-mons-manicardi-vicario-carpi-il-dono-di-se-unica-risposta-autentica-alla-violenza/

Diocesi: mons. Manicardi (vicario Carpi), “il dono di sé unica risposta autentica alla violenza”

28 aprile 2021 @ 13:14

“Nella sua vita terrena, Odoardo Focherini non sapeva certo dove sarebbe passato e dove sarebbe andato a finire. Sapeva però di conoscere bene la via da percorrere. Era Gesù la via sicura”. Lo ha detto il vicario generale di Carpi, mons. Gildo Manicardi, che ha accompagnato i tre momenti della manifestazione per il 25 aprile con la preghiera e alcune brevi riflessioni. “Anche nelle incertezze del nostro cammino verso la fine pandemia, che speriamo con tutto il cuore, noi sappiamo ben poco. La stessa cosa vale dell’atteso dopo pandemia: anche di questo futuro conosciamo ben poco. Possiamo però conoscere la vera via. Chi si fida della ‘Via’, che è il Figlio di Dio e di Maria, anche se soffre incertezze, è sicuro di dove appoggiare i suoi passi, sa dove va ed è tirato fuori dall’incertezza e dallo scoramento”.
Soffermandosi sulla realtà della pandemia, mons. Manicardi ha ribadito che “la virtù della fortezza non è solo un bene personale e privato, ma è una merce preziosa che gli altri possono sfruttare”. “Dove si è circondati dal coraggio e dalla forza, si è tutti più sicuri. Pensiamo cosa ha voluto dire, per tanti, incontrare un medico, un infermiere, un volontario, un amico coraggioso. Siamo riconoscenti che accanto alle sventure ci incoraggia la forza, spesso, di un vero fratello. Cerchiamo anche oggi di essere utilmente coraggiosi”.
Infine, il ricordo della morte di 16 giovani trucidati, 76 anni fa, in piazza. “La piazza di Carpi è davvero la piazza dei martiri. In essa ha vissuto Odoardo Focherini e anche nella rappresaglia del 16 agosto ci fu qualcuno che testimoniò il dono di sé. La capacità di soffrire per gli altri – come fece Gesù – è l’unica risposta autentica alla violenza e alla riduzione della cattiveria e della crudeltà che soffoca tanti cuori, forse anche oggi”.

I Giusti di ieri e di oggi

Con la commemorazione annuale del 6 marzo l’Europa ha scelto di non dimenticare, ricordando coloro che si erano impegnati a soccorrere i perseguitati durante i genocidi

Di Antonella Maucioni

Articolo completo: https://www.ilfaroonline.it/2021/03/15/i-giusti-di-ieri-e-di-oggi/400152/

giardino giusti

Tra storia e memoria – C‘è un antico aforisma che recita: “Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”. Siamo più colpiti da un atto malvagio, da un’azione negativa che da tanti piccoli segnali positivi che testimoniano il bene e si parla sempre troppo poco di quelle donne e quegli uomini che, in tempi oscuri del mondo, con le loro azioni permettono di credere ancora nelle possibilità dell’uomo. I Giusti sono proprio queste persone che in ogni tempo e in ogni luogo agiscono nelle situazioni più difficili a favore di altri che si trovano in pericolo, come luci che illuminano il buio quando gli uomini cadono nell’abisso dell’odio. […]

I Giusti italiani sono poco più di 700: un numero basso, rispetto a quanto fu ampia la rete che soccorse i perseguitati e grazie alla quale gli scampati fra gli ebrei presenti in Italia furono circa l’ottantuno per cento. Furono gli stessi nazisti a riconoscere l’opposizione di molti italiani alle retate delle forze naziste e fasciste. In un rapporto della Gestapo sulla razzia di Roma del 16 ottobre 1943, si descrive il comportamento degli italiani come “completa resistenza passiva sfociata in molti casi singoli in resistenza attiva”.

Oppositori politici del regime fascista, uomini di Chiesa, tantissimi semplici cittadini di ogni ceto sociale, anche persone che in un primo momento avevano aderito al regime fascista, si adoperarono con ingegno e grandissimo coraggio nel salvataggio degli Ebrei anche se questo non può né deve far dimenticare i tanti che, invece, collaborarono attivamente con i nazisti e si resero colpevoli di vergognose delazioni.

Se aveste visto come me, in questa prigione, quello che gli ebrei hanno sofferto, il vostro unico rimpianto sarebbe stato quello di non aver potuto salvarne di più“: questa frase di Odoardo Focherini, uno dei Giusti italiani, è quella che forse meglio di ogni altra ci mostra lo spirito che animò i Giusti in quei terribili anni. […]