Ho avuto sete

9 MARZO 2024 – Inaugurazione progetto 036

Realizzazione di un impianto idrico di acqua potabile per il villaggio di Péréré, Borgou – Benin

Dedicato alla memoria del beato Odoardo Focherini

Podcast premiato

Scuola Focherini di Carpi verso l’innovazione

Le medie, con il podcast “A scuola di Odoardo” si sono aggiudicate il terzo posto al concorso nazionale Digital Changemaking Contest

Da: https://www.notiziecarpi.it/2024/02/21/scuola-focherini-carpi-verso-linnovazione/?fbclid=IwAR3tJ3Rmdlh9DAgJrQEeod4l8gS_VlcsNj1WARxsw_7hubSKQSv_-_ob27s

La scuola media “O. Focherini” torna a far parlare di sé. A farla da padrone è la didattica innovativa, su cui l’istituto, nel suo processo di trasformazione degli ultimi anni, sta puntando molto. “Digital Changemaking Contest”: si intitola così il contest nazionale al quale la scuola, e in particolare la classe 3° C, ha scelto di partecipare con un progetto innovativo, interamente pensato e realizzato dai ragazzi.

Il concorso, indetto da “Digital Changemaking”, progetto nazionale per lo sviluppo di modelli innovativi di didattica digitale, è stato promosso dall’ISI “Sandro Pertini” di Lucca con il supporto di CASCO Learning e in collaborazione con Indire, Accademia dei Lincei, Ashoka, Rete Scuole per la Pace e in collaborazione con vari Istituti di Istruzione superiore della penisola.

Una grande opportunità per mettere in rete le proprie idee e mostrarsi protagonisti del cambiamento, condividendo in uno spazio di rilievo nazionale i prodotti di comunicazione realizzati negli ambienti didattici innovativi della propria scuola.

Il contest, rivolto a tutte le scuole secondarie di primo e secondo grado del territorio nazionali, si proponeva la finalità di valorizzare le buone pratiche didattiche promosse all’interno degli ambienti innovativi e con metodologie attive; disseminare i prodotti digitali realizzati; selezionare le esperienze più innovative per la partecipazione in presenza ai camp residenziali; riconoscere le studentesse e gli studenti quali agenti di cambiamento; generare nuovi prodotti di comunicazione sociale in sinergia con enti del territorio.

La scuola, cogliendo l’opportunità offerta dal Giardino dei Giusti di Carpi per un progetto parallelo, ha scelto di lavorare proprio su Odoardo Focherini, Giusto fra le Nazioni, a cui la scuola è intitolata.

Il prodotto finale, reso possibile grazie al lavoro di concerto di un team di docenti e alla classe 3° C che ha saputo spendersi con impegno ed entusiasmo, è stata la realizzazione di un podcast sugli episodi più significativi della vita di Odoardo. Inoltre, dai testi usati per il podcast sono stati realizzati due libri, uno digitale e uno cartaceo, oltre ad un video di presentazione.

92 i prodotti presentati al contest. Il podcast “A scuola di Odoardo” ha ottenuto il 3° posto in classifica tra tutte le scuole secondarie di I grado che hanno inviato i loro prodotti audio. Una grande soddisfazione per i ragazzi che i docenti che li hanno accompagnato in questo intenso lavoro: i proff. Eleonora Salomone, Francesco Di Bucchianico, Domenica Cusmano e Ilaria Polito.

La classe potrà quindi partecipare ad un camp di due giorni, nel corso dei quali avrà la possibilità di lavorare ad un altro prodotto digitale su un tema sociale, supportati da esperti del settore e tecnologie professionali.

Insomma, un altro grande traguardo per la scuola “O. Focherini” che conferma così la validità e la funzionalità di un processo didattico che, partendo dalle conoscenze, punta a competenze trasversali, spendibili anche al di fuori del contesto scolastico.

Il prodotto finale sarà presentato in teatro comunale, il prossimo 13 marzo, in occasione della manifestazione organizzata dal Giardino dei Giusti di Carpi.

Gennaio 1944

https://www.avvenire.it/agora/pagine/articolo-522704

Chiara Unguendoli, lunedì 29 gennaio 2024

Bologna. Ottant’anni fa il bombardamento dell’Avvenire d’Italia

Il 29 gennaio del 1944 gli aerei americani colpirono il centro città, dove aveva sede il quotidiano cattolico fondato nel 1896. Un convegno ha ricordato l’esempio della redazione in quei frangenti

Fu un bombardamento, in un certo senso, «casuale», quello su Bologna del 29 gennaio 1944: gli aerei americani avrebbero dovuto dirigersi più a Sud, su Prato, ma le condizioni avverse del tempo li costrinsero a fermarsi prima. Così decisero di bombardare il capoluogo emiliano, centro strategico per la sua stazione ferroviaria, snodo fondamentale del traffico italiano. Purtroppo, le bombe colpirono solo in minima parte la Stazione, ma danneggiarono e distrussero invece molti edifici del centro storico: fra essi, la sede de “L’Avvenire d’Italia”, quotidiano nazionale cattolico fondato nel 1896 dal bolognese Giovanni Acquaderni e che si trovava in pieno centro, in via Mentana, a pochi passi dalla basilica di San Martino Maggiore. Su quel luogo, rimasto fino ad oggi vuoto e senza costruzioni, è stata collocata nel 1993, durante il Congresso nazionale dell’Unione cattolica stampa italiana, una lapide commemorativa, che venne benedetta dall’allora arcivescovo cardinale Giacomo Biffi.

Oggi in occasione dell’anniversario si è tenuto un evento con l’adesione dell’Ucsi, dell’Università Tincani, del Mcl e di “Media memoriae” (cronisti di storie e tradizioni), seguito dalla Messa in San Martino. «Nessun giornalista e nessun tipografo, fortunatamente, perse la vita – ricorda Roberto Zalambani, consigliere Ucsi e coordinatore nazionale di “Media memoriae”, – e dopo il primo momento di sgomento, subito venne la reazione: la ripresa delle pubblicazioni nella sede provvisoria di Carpi». Un luogo, questo, importante per i giornalisti cattolici: lì, infatti fu consigliere mandatario de “L’Avvenire d’Italia” Odoardo Focherini, che per il suo aiuto agli ebrei fu poi catturato e internato a Hersbruck, dove morì. Oggi è beato, «uno dei nostri tre patroni, come giornalisti cattolici – sottolinea Zalambani – dopo san Francesco di Sales e padre Tito Brandsma, carmelitano ucciso a Dachau». «Il disastro di quella distruzione – commenta lo storico Giampaolo Venturi – si aggiungeva alle difficoltà della redazione per la scelta di essere reticenti in merito alla situazione bellica e all’occupazione tedesca. E del resto in quel periodo, fra il settembre ’43 e la fine della guerra (e oltre) furono tanti gli interventi in proposito dell’arcivescovo di Bologna cardinale Nasalli Rocca». Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, il giornale, «che era diventato importante per l’ampiezza di diffusione e per il sostegno dichiarato dei vescovi, non venne pubblicato dal 9 settembre al 5 ottobre – prosegue – nonostante le pressioni delle Ss tedesche. La direzione, accampando la scusa di varie difficoltà, riuscì ad opporsi alle richieste; poi, il giornale venne pubblicato con cadenza irregolare e su una sola pagina. Con l’avanzare del fronte, e il suo approssimarsi, tutta la situazione diveniva più incerta e difficile. Ma la fermezza mantenuta dal personale del quotidiano, nonostante i rischi, venne riconosciuta alla fine della guerra, con la autorizzazione a riprendere le pubblicazioni con la testata immutata: unico caso in Italia». Un bell’esempio di resistenza cattolica, pacifica ma efficace.

Mattarella ricorda Focherini

https://www.quirinale.it/elementi/106132

Dal discorso del Presidente della Repubblica, in occasione del Giorno della Memoria, Roma, 26 gennaio 2024:

[…] Nel buio più fitto, nella lunga e oscura notte dell’umanità, prendendo a prestito un’immagine di Elie Wiesel, tante piccole fiammelle hanno indicato una strada diversa dall’odio e dalla oppressione.
Sono stati i “Giusti”, secondo una terminologia cara al popolo ebraico perseguitato. Persone che, per motivazioni diverse, hanno rischiato la propria vita e talvolta l’hanno perduta per mettere in salvo cittadini ebrei dalla furia omicida nazifascista. Un lungo elenco di nomi, quasi ottocento – come abbiamo ascoltato – quelli finora accertati in Italia, una costellazione di luci e di speranza che continua a rassicurare sul destino dell’umanità.
Persone tra le più disparate: donne e uomini, laici e religiosi, partigiani, appartenenti alle forze dell’ordine, funzionari dello Stato, intellettuali, contadini. Accomunati dal coraggio, dalla rivolta contro la crudeltà, dal senso di umanità. 
C’è chi ha nascosto e protetto, chi ha falsificato documenti e liste, chi ha aiutato a espatriare. Migliaia di gesti, grandi e piccoli, di ribellione contro il conformismo e contro l’ideologia imperante.
Abbiamo ricordato quest’oggi qualche nome: da Giorgio Perlasca a Gino Bartali e gli altri che, nel video e nelle letture, sono stati riproposti alla nostra riconoscenza.
Desidero citarne alcuni altri che hanno condiviso il tragico destino della deportazione delle persone che hanno tentato di salvare.
Odoardo Focherini, amministratore del giornale cattolico Avvenire d’Italia; Torquato Fraccon, partigiano, morto a Dachau insieme al figlio; il domenicano, padre Giuseppe Girotti; Calogero Marrone, capo ufficio anagrafe del comune di Varese, Giovanni Palatucci, reggente della questura di Fiume; Andrea Schivo, agente di custodia nel carcere San Vittore di Milano. Scoperti e arrestati dai nazifascisti hanno concluso la vita nei lager tedeschi.
Di fronte alla barbarie, di fronte all’ingiustizia, tutte queste persone non hanno girato la testa, non hanno volto lo sguardo altrove. […]

Hanno sconfitto, innanzitutto dentro loro stessi, la paura, l’inerzia complice, l’indifferenza che, come ci ricorda spesso Liliana Segre – cui rivolgo un pensiero affettuoso a ottant’anni della sua deportazione –  è la più perniciosa delle colpe.

I “Giusti” hanno dimostrato, a rischio della propria vita e di quella delle loro famiglie, che il senso di umanità, se rettamente coltivato, resiste in ogni condizione e supera persino i confini del tempo e della morte. Ci hanno insegnato, anche di fronte a tragedie immani, il valore salvifico dei gesti di coraggiosa solidarietà. Perché, per ripetere anch’io questa mattina il celebre detto del Talmud, “chi salva una vita salva il mondo intero.”

L’esempio dei Giusti rischiara la nostra via e il nostro percorso. E consente di ritessere quella trama di fiducia nel genere umano che con la costruzione dei campi di sterminio sembrava per sempre distrutta.