In questo articolo troviamo la prima immagine di Odoardo Focherini creata con l’Intelligenza Artificiale
https://www.facebook.com/search/top?q=quel%20che%20non%20sapevi

In questo articolo troviamo la prima immagine di Odoardo Focherini creata con l’Intelligenza Artificiale
https://www.facebook.com/search/top?q=quel%20che%20non%20sapevi

di Francesco Manicardi

Odoardo Focherini, figura luminosa della storia diocesana, è stato ricordato nella messa celebrata a da don Francesco Cavazzuti nel Duomo di Mirandola il 6 giugno scorso. La sua vita, segnata da una fede profonda e da un instancabile impegno sociale, intreccia indissolubilmente il suo nome a quello della comunità locale mirandolese e alla sua amata moglie Maria Marchesi. Dal matrimonio celebrato in Duomo a Mirandola nel 1930, Odoardo e Maria costruirono una famiglia numerosa e unita insieme ai 7 figli – dei quali è vivente la sola settima nata, Paola – diventando esempio di dedizione e solidarietà.
Focherini fu promotore di numerose iniziative religiose e sociali, come la nascita degli Esploratori Cattolici (l’Agesci) a Carpi, ad imitazione del reparto mirandolese fondato da don Francesco Venturelli. Nel maggio 1937 si svolse il grande Congresso eucaristico a Mirandola, organizzato da Odoardo: 20mila persone in piazza Vittorio Emanuele, pronte a ricevere catechesi e pensieri spirituali. Addobbi fra le colonne del Duomo, sull’altare il Santissimo esposto all’adorazione popolare; Odoardo è lì, in prima fila, come presidente diocesano di Azione Cattolica, felice in abito da cerimonia: non può immaginare che un pezzetto di quell’abito finirà all’interno di quell’altare come reliquia.

Per commemorare l’82° anniversario dell’assassinio di Leopoldo Gasparotto (22 giugno 1944), la Fondazione Fossoli, in collaborazione con ANPI, ACLI e CIB – Centro di Informazione Biblica e con la partecipazione del Coro del CAI di Carpi, organizza un’iniziativa che mette in dialogo Leopoldo Gasparotto, Odoardo Focherini e Primo Levi sul loro rapporto con la montagna. Tre uomini molto diversi per formazione, esperienze e ideali, accomunati dalla passione per l’alpinismo e dall’internamento al Campo di Fossoli, dove Gasparotto trovò la morte.
Attraverso letture tratte dai loro scritti, interpretate da Simone Maretti, il pubblico sarà accompagnato alla scoperta del diverso significato che la montagna ha assunto nelle loro vite: luogo di libertà, di prova, di formazione umana e sentimentale. Alle letture si alterneranno i canti del Coro del CAI di Carpi, diretto dalla maestra Franca Bacchelli.
Da: https://www.notiziecarpi.it/2026/06/18/incontri-missionari-villaregia-carpi-percorso-memoria/

Nei giorni scorsi un gruppo di missionari della Comunità di Villaregia ha fatto una visita a Carpi, con un percorso “memoria” che li ha portati a visitare il Campo di Fossoli e il Museo Monumento al deportato accompagnati dalla collaboratrice Francesca Donati. Ad accoglierli anche Maria Peri che ha presentato la figura e la storia del beato Odoardo Focherini, accolta con grande interesse e com-passione. Il gruppo ha poi pranzato in Seminario e dopo il dialogo con i sacerdoti presenti c’è stata la celebrazione della messa nella cappella.
Uno dei missionari, brasiliano, originario di San Paolo, aveva conosciuto don Francesco Cavazzuti che insieme a don Claudio Pontiroli è stato ricordato nella preghiera.
Giornata molto bella e intensa, di condivisione fraterna ricambiata con gratitudine dagli ospiti.
Un’altra significativa evidenza di quanto la memoria del beato Focherini meriti di essere custodita e fatta conoscere in tutte le sue dimensioni, marito e padre, fedele laico a servizio della chiesa, comunicatore e operatore di pace e di giustizia fino al martirio.
Info: www.villaregia.org
Nella Cattedrale di Carpi è custodita la vera dell’amministratore dell’Avvenire d’Italia, che fu anche cronista e sotto il nazifascismo fece fuggire decine di ebrei: morì in un lager, la Chiesa oggi lo venera come martire. Ma il suo segreto è tutto in quell’anello.
Amministratore ma anche giornalista, e non si capisce quale profilo prevalesse sull’altro. E poi, attivista nelle associazioni cattoliche, intellettuale, operatore umanitario, laico impegnato per la causa della pace, militante accanto ai perseguitati politici, promotore della libertà di pensiero e di informazione. E ancora, padre di famiglia, sposo, amico fedele. E martire in odio alla fede, nel 1944, nel lager nazista di Hersbruck. In una vita sola, consumata in appena 37 anni, Odoardo Focherini è stato molte cose, tutte attualissime, necessarie specialmente in questo tempo nel quale emerge la necessità di ogni suo profilo, vissuto con la dedizione senza sconti che l’ha portato alla beatificazione, tredici anni fa.
Mentre la Chiesa ne fa memoria, in particolare il 6 giugno nella sua diocesi di Carpi, Odoardo è come se ci chiedesse cosa abbiamo capito davvero di lui. Perché la sua figura ha molto da dirci, proprio oggi. Sette figli, una moglie, Maria, profondamente amata. E la guida dell’azienda che a Bologna editava L’Avvenire d’Italia, uno dei “genitori” – insieme all’Italia di Milano – di Avvenire, giornale (e redazione) che sente di dovere alla sua fedeltà molto di ciò che è oggi. Poteva bastare, per noi sarebbe stato di sicuro anche d’avanzo. Invece per lui no.
C’è un mistero nella figura di Focherini che più passa il tempo e più è indispensabile esplorare. Pur avendo già ampiamente di che colmare le esigenze professionali e umane, si mise in testa di cambiare il destino di un mondo lacerato dalla guerra, sprofondato in un abisso che pareva senza fine. Lo fece spendendo sé stesso, non potendo silenziare quel medesimo amore assoluto per gli altri che lo legava a Maria. Doveva prodigarsi per lei e i loro figli, e per altre famiglie come la sua, difenderle, custodirle, liberarle dall’angoscia. La violenza nazifascista esercitata sugli ebrei gli era intollerabile, e metterne in salvo clandestinamente un centinaio – come fece, insieme a un amico sacerdote, don Dante Sala – gli costò la vita. Era consapevole del pericolo che stava correndo, ma sapeva di essere appoggiato in tutto dalla moglie, con la quale condivideva una fede limpida, totalizzante.
La raccolta delle lettere tra i due coniugi e la testimonianza dell’amico Giacomo Lampronti mostrano che Dio è il centro della loro vita insieme, di sogni e scelte, di progetti e impegni. Tutto passa di qui, e il matrimonio è come la garanzia e la certezza che sarà l’amore a cambiare la storia. E l’amore vero è senza mezze misure, per sempre. Nel suo nome Odoardo non poteva porre un limite all’impegno per riparare ciò che vedeva compromesso dall’arroganza del potere, quelle atroci ingiustizie che ad altri facevano (e fanno) voltare la schiena. Nominato per questo “giusto fra le nazioni” a Yad Vashem, attende ora che anche al Giardino dei Giusti di Milano, curato dalla Fondazione Gariwo, se ne possa presto leggere il nome, come la famiglia di Avvenire spera.
Tutto in Focherini si spiega con un impegno esclusivo di amore, quello che esce ancora bruciante dalle pagine dell’epistolario con Maria. E che da un anno è simbolicamente racchiuso nel reliquiario in una cappella laterale della Cattedrale di Carpi: al centro di un’opera di oreficeria curata dal nipote Luca Semellini, figlio della primogenita Olga, c’è la fede nuziale di Odoardo, saldata a una croce, tra le pietre del lager e il filo spinato (spezzato). I due sposi – racconta la figlia Paola, la più piccola della nidiata, la sola ancora in vita – decisero di portare al dito fedi di metallo per salvare quelle d’oro dalla requisizione fascista “per la patria”. Così l’anello di Odoardo è arrivato fino a noi, con il suo potente messaggio: l’amore di una coppia di sposi, abbracciato alla presenza viva di Dio che salva, è più forte di ogni avversità, anche la più tenebrosa. Dentro la perfezione della sua forma c’è fusa la passione per la libertà, il desiderio di pace, il pensiero che sa aprire al domani, la speranza coltivata con tenacia e sacrificio personale, lo spendersi per la famiglia e per il prossimo, fino a giocarsi tutto. Una vita consumata da questo amore non può restare sola, ha sete di eternità, genera frutti, semina pace, e dentro le macerie annuncia un mondo riconciliato. A dircelo, in fondo, basta un anello.
Per celebrare la memoria liturgia del Beato Odoardo Focherini martire, che ricorre il 6 giugno, sono previste alcune iniziative a Carpi e a Mirandola. Questo il programma.
Venerdì 5 giugno – Vigilia della memoria del Beato Odoardo Focherini
Ore 18.30, Carpi, Cattedrale: Santa Messa di ringraziamento per la fine dell’anno scolastico
Presiede mons. Gildo Manicardi, vicario generale della Diocesi di Carpi
Sabato 6 giugno – Memoria liturgica del Beato Odoardo Focherini
Ore 8.30, Mirandola, Duomo: Santa Messa
Ore 18, Carpi, Cattedrale: Santa Messa
Ore 19.30, Carpi, Parrocchia San Giuseppe Artigiano: “Il gusto del riscatto – Storie e sapori dal carcere Sant’Anna di Modena”. A cura di Coop. Eortè con Caritas e Parrocchia di San Giuseppe
Prenotazioni per la cena Tel. 351 7811125