Topolino

Oggi, 4 luglio, Franco Varini ci ha dato il suo arrivederci.

Il suo legame con Odoardo è stato molto speciale.

Franco ci ha raccontato Odoardo attraverso i suoi ricordi ed è stato l’unico testimone dell’amicizia fra i beati Odoardo e Teresio.

Grazie della tua testimonianza e del tuo impegno per la Memoria, anche di Odoardo.

 

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https://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/franco-varini-morto-1.4678774

 

Bologna piange Franco Varini, partigiano sopravvissuto ai campi di concentramento

Ucsi commemora il beato Focherini

Nella ricorrenza della beatificazione e nel 75esimo della morte, l’Ucsi regionale ieri ha ricordato il giornalista Odoardo Focherini. Una messa al Santuario bolognese della Madonna di San Luca con pellegrinaggio fino alle lapidi del portico dedicate a Focherini e ai giornalisti dell’Avvenire d’Italia.

Di seguito la memoria di Matteo Billi, presidente dell’Ucsi – Unione Cattolica Stampa Italiana Emilia-Romagna, scritta per la celebrazione bolognese del 14 giugno.

Odoardo Focherini, proclamato beato il 15 giugno 2013, nativo di Carpi (Modena), muore nel campo di concentramento di Hersbruck, in Germania, il 27 dicembre 1944; lavora a “L’Avvenire d’Italia” – di cui, al momento dell’arresto, è anche amministratore -, collabora con “l’Osservatore Romano” e fonda “l’Aspirante” (testata dedicata ai ragazzi).
Nel ’44 – per aver salvato decine di ebrei con l’aiuto di una rete di collaboratori – viene recluso dapprima nel carcere di San Giovanni in monte a Bologna, quindi trasferito nel campo di concentramento di Fossoli (Carpi) e un mese dopo in quello di Gries (Bolzano); in seguito deportato in Germania nel campo di Flossenburg e poi nel sottocampo di Hersbruck dove trova la morte a 37 anni, per una setticemia.
Le targhe commemorative dedicate a Focherini e ai giornalisti de “L’Avvenire d’Italia” sono poste nell’arco 356 e nel 353 del portico di San Luca, all’inizio del tratto in salita, poco dopo il Meloncello. Posate entrambe «nell’anno mariano 1954», vi si legge, una «a suffragio dei suoi defunti e dell’amico Odoardo Focherini, il rag. U.S.» – ovvero Umberto Sacchetti -, l’altra «a suffragio dei defunti benefattori e collaboratori, “L’Avvenire d’Italia”».
L’intenzione dell’Ucsi – Unione Cattolica Stampa Italiana dell’Emilia-Romagna è ripetere ogni anno il breve pellegrinaggio, pensato perché non vada perduto il ricordo di un uomo, giornalista, marito e padre che già imprigionato dice al cognato: «Se tu avessi visto, come ho visto io in questo carcere, cosa fanno patire agli ebrei, non rimpiangeresti se non di non averne salvati in numero maggiore».

F.S.
(15 giugno 2019)

 

Da: http://odg.bo.it/blog/a-75-anni-dalla-morte-lucsi-commemora-il-giornalista-beato-odoardo-focherini/

Memoria liturgica

Le celebrazioni nella memoria liturgica del Beato Odoardo

La preghiera alla Cittadella della Carità e nella chiesa del Cristo

Missionario dell’unità”: l’attributo è originale ma quello coniato da don Riccardo Paltrinieri non è solo uno slogan bensì una sintesi che rispecchia in pieno la testimonianza eroica del Beato Odoardo Focherini. Lo scorso 6 giugno, memoria liturgica, in tutte le comunità della Diocesi si è pregato il Beato carpigiano, e in modo solenne nei due momenti di preghiera proposti a tutti i fedeli, al mattino presso la Cittadella della Carità “Odoardo e Maria Focherini” con la recita dell’ufficio delle letture e delle lodi alla presenza dei due vicari don Carlo Malavasi e don Massimo Fabbri e la sera presso la chiesa del Crocifisso con la messa presieduta da don Riccardo Paltrinieri, rettore del Seminario e assistente dei giovani di Azione Cattolica.

La preghiera mattutina ha rappresentato una novità, ben curata e animata dalla Caritas diocesana ha riunito qualche decina di persone ed è stato un gesto pubblico importante per fare memoria del Beato, al quale insieme alla moglie Maria, è intitolata questa opera-segno, espressione della carità della Chiesa carpigiana.

La messa serale nella chiesa del Cristo, luogo caro al Beato e alla famiglia Focherini, ha visto la presenza delle autorità cittadine, il sindaco Alberto Bellelli, l’assessore Stefania Gasparini e Maria Cleofe Filippi vicepresidente della Fondazione Campo Fossoli, e di numerosi fedeli.
La celebrazione solenne della memoria, tradizionalmente affidata all’animazione dell’Azione Cattolica in quanto cade nei giorni della Festa diocesana, è stata l’occasione, in particolare per i numerosi giovani presenti, di conoscere ancor meglio il Beato Odoardo in una prospettiva resa molto evidente ed efficace da don Paltrinieri nel suo commento al testo evangelico (Gv 17,20-26), parte del testamento spirituale che Gesù ha lasciato ai suoi discepoli nell’ultima cena.
La preghiera di Gesù “perché tutti siano una cosa sola… perché siano perfetti nell’unità” ha ricordato don Riccardo, si applica ad ogni dimensione dell’esistenza di Odoardo perché anche lui come Gesù ha vissuto nella certezza di essere “in Dio” e da questa unione originaria tutto è scaturito. Si pensi all’amore per l’unità della Chiesa, per l’unità della sua famiglia, specie l’unione con la sua sposa, per l’unità del genere umano che non poteva contemplare esclusi, emarginati e perseguitati.
Così tutta la sua parabola realtà unitaria con il Padre e con i fratelli, che ha ricompreso anche l’assimilazione a Cristo fi no al suo martirio, e che ci fa dire che Odoardo Focherini è un vero “missionario dell’unità”.
Una chiamata a vivere e a ricercare l’unità, nella Chiesa e nella società, che anche oggi non risparmia nessun credente, anzi lo provoca ancora di più di fronte al dilagante egoismo e alla tentazione di erigere dei muri tra le persone, tra popoli e nazioni.
Il Beato Odoardo Focherini ci insegna proprio questo: vivere uniti a Cristo tanto da essere costruttori di ponti, di pacificazione, di relazioni autentiche nell’ordinarietà della vita quotidiana e per questo donarsi con un amore senza misura… “come io vi ho amato”.

11 giugno 2019

 Da: http://www.carpi.chiesacattolica.it/home/in_evidenza/00003567_Le_celebrazioni_nella_memoria_liturgica_del_Beato_Odoardo.html

Ebbe il coraggio…

In occasione della Memoria liturgica del beato Odoardo Focherini

“Avvenire” lo ricorda così:

Odoardo Focherini. Ebbe il coraggio di stare dalla parte dei perseguitati

A un cristiano non deve mancare il coraggio di andare contro le ingiustizie, di sollevare la propria voce anche per chi non ha la possibilità o la forza di farlo: un coraggio che non mancò al beato Odoardo Focherini. Era nato a Carpi il 6 giugno 1907 ed era cresciuto nell’Azione Cattolica, arrivando a diventarne presidente diocesano. Sposato con Maria Marchesi ebbe sette figli; assicuratore di professione, fu collaboratore di testate d’ispirazione cattolica, come il quotidiano “L’Avvenire d’Italia”, del quale fu anche segretario amministrativo. Grazie a una rete di collaboratori tra il 1942 e il 1944 riuscì a mettere in salvo oltre cento ebrei dalla persecuzione fascista. Venne però arrestato l’11 marzo 1944 e inviato in diversi campi di concentramento: Fossoli, Gries, Flossenburg e Hersbruck. Morì in quest’ultimo, tra il 24 e il 27 dicembre 1944.

Da: https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/odoardo-focheriniebbe-il-coraggio-di-staredalla-parte-dei-perseguitati

Cattolici e Resistenza

Cattolici e Resistenza: Giorgio Vecchio, “non dimentichiamo don Leoni, uno dei primi martiri dopo l’8 settembre ’43”

 

“A proposito di cattolici e resistenza a lungo si è ondeggiato tra la geografia e l’apologetica, da una parte, e dalla rimozione, dall’altra. Spesso la rimozione è stata sia da parte della sinistra per lo più comunista, sia da parte della stessa Chiesa e da parte del mondo cattolico”. Lo ha detto questa mattina Giorgio Vecchio, docente di Storia contemporanea dell’Università di Parma, nel suo lungo intervento durante la giornata di studio dal titolo “Cattolici nella Resistenza” a Reggio, promossa dall’Università di Modena e Reggio insieme a Istituto Alcide Cervi, Istituto nazionale Ferruccio Parri e Fondazione Fossoli.
Non semplice, a detta di Vecchio, è sapere oggi quanti sono stati i sacerdoti che hanno preso parte effettivamente alla Resistenza e siano stati uccisi in quegli anni. “Gli elenchi dei preti morti infatti sono aggregati, tra quanti uccisi dai nazisti, dai fascisti, dai partigiani, quanti sono morti sotto le bombe o al fronte”. Strumento utile ma non esaustivo “è quello di guardare alla motivazioni di chi è stato beatificato. Penso a Odoardo Focherini, don Secondo Pollo e Teresio Olivelli uccisi in odium fidei, ovvero per colpire la loro fede cattolica”.
Vecchio ha poi citato alcuni casi di martiri di parte cattolica: “I primi sono caratterizzati dall’aspetto caritativo, un atteggiamento pre-politico o meta-politico, subito dopo l’8 settembre ’43, come don Eugenio Leoni a Mantova ucciso perché si rifiutava di collaborare a una indagine delle SS”. E a proposito della “Resistenza disarmata”, Vecchio ha posto l’accento sull’ambito femminile del mondo cattolico in particolare citando le “Massimille” – da Massimilla, figlia di sant’Andrea Apostolo che andava a confortare il padre in carcere -, “ragazze universitarie di Brescia che organizzavano una rete di soccorso per gli antifascisti incarcerati per portare loro viveri ma anche per scambiare informazioni”.

 

Cattolici e Resistenza: Vecchio (storico), “non dimentichiamo don Leoni, uno dei primi martiri dopo l’8 settembre ’43”

Cattolici e Resistenza: il ricordo di sacerdoti e laici che hanno partecipato alla Liberazione