I Giusti di ieri e di oggi

Con la commemorazione annuale del 6 marzo l’Europa ha scelto di non dimenticare, ricordando coloro che si erano impegnati a soccorrere i perseguitati durante i genocidi

Di Antonella Maucioni

Articolo completo: https://www.ilfaroonline.it/2021/03/15/i-giusti-di-ieri-e-di-oggi/400152/

giardino giusti

Tra storia e memoria – C‘è un antico aforisma che recita: “Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”. Siamo più colpiti da un atto malvagio, da un’azione negativa che da tanti piccoli segnali positivi che testimoniano il bene e si parla sempre troppo poco di quelle donne e quegli uomini che, in tempi oscuri del mondo, con le loro azioni permettono di credere ancora nelle possibilità dell’uomo. I Giusti sono proprio queste persone che in ogni tempo e in ogni luogo agiscono nelle situazioni più difficili a favore di altri che si trovano in pericolo, come luci che illuminano il buio quando gli uomini cadono nell’abisso dell’odio. […]

I Giusti italiani sono poco più di 700: un numero basso, rispetto a quanto fu ampia la rete che soccorse i perseguitati e grazie alla quale gli scampati fra gli ebrei presenti in Italia furono circa l’ottantuno per cento. Furono gli stessi nazisti a riconoscere l’opposizione di molti italiani alle retate delle forze naziste e fasciste. In un rapporto della Gestapo sulla razzia di Roma del 16 ottobre 1943, si descrive il comportamento degli italiani come “completa resistenza passiva sfociata in molti casi singoli in resistenza attiva”.

Oppositori politici del regime fascista, uomini di Chiesa, tantissimi semplici cittadini di ogni ceto sociale, anche persone che in un primo momento avevano aderito al regime fascista, si adoperarono con ingegno e grandissimo coraggio nel salvataggio degli Ebrei anche se questo non può né deve far dimenticare i tanti che, invece, collaborarono attivamente con i nazisti e si resero colpevoli di vergognose delazioni.

Se aveste visto come me, in questa prigione, quello che gli ebrei hanno sofferto, il vostro unico rimpianto sarebbe stato quello di non aver potuto salvarne di più“: questa frase di Odoardo Focherini, uno dei Giusti italiani, è quella che forse meglio di ogni altra ci mostra lo spirito che animò i Giusti in quei terribili anni. […]

Emporio partecipativo

Sarà intitolato ai coniugi Odoardo e Maria Focherini l’Emporio Partecipativo in via Cattani a Carpi, che si propone come strumento per contrastare l’emergenza alimentare e rispondere ai bisogni delle famiglie in difficoltà

Sarà intitolato a “Odoardo e Maria Focherini” l’Emporio Partecipativo che sorgerà a Carpi e vuole essere uno strumento per contrastare l’emergenza alimentare e proporsi come luogo inclusivo e di coinvolgimento delle tante famiglie che vivono una situazione di difficoltà.

La Diocesi di Carpi, fin dalla scorsa primavera, sollecitata dall’individuazione di una progettualità coerente con l’assegnazione del fondo straordinario dell’8xmille per l’emergenza covnd-19, ha avviato un tavolo di confronto con le Istituzioni e con le realtà del terzo settore attive sul territorio per individuare quale fosse la risposta più idonea alle necessità di singoli e nuclei familiari.

Sono state valutate diverse formule, anche guardando ad esperienze già presenti sul territorio nazionale, per arrivare alla scelta di dare vita ad un Emporio Partecipativo ovvero un luogo aperto a tutti dove fare la spesa a prezzi contenuti. Le famiglie assistite avranno a disposizione delle carte prepagate distribuite attraverso i Centri di Ascolto parrocchiali, le Associazioni caritative e i Servizi Sociali territoriali. Eventuali margini economici saranno sempre e comunque destinati all’emissione di ulteriori gratuità in aggiunta ai contributi che sarà possibile ottenere da Enti benefattori pubblici e privati.

Nel frattempo, si sono create solide partnership con le Istituzioni che hanno deciso di sostenere il progetto dell’Emporio Partecipativo: il Comune di Carpi e la Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi hanno già deliberato importanti contributi economici che si aggiungono alla quota del fondo straordinario dell’8xmille messo a disposizione dalla Diocesi.

La gestione diretta dell’Emporio Partecipativo è stata affidata alla Fondazione Odoardo e Maria Focherini che attraverso il lavoro di diversi gruppi di esperti e volontari, l’apporto degli operatori Caritas e il coinvolgimento del Consiglio di Amministrazione, si sta occupando di tutto quanto necessario per avviare un’attività così complessa.

Dopo un’accurata selezione è stata individuata anche la sede dell’Emporio che sarà collocato in via Cattani n. 69 in una zona facilmente accessibile e facilmente visibile e identificabile.

Altri dettagli sulle modalità di gestione e di accesso da parte del pubblico saranno forniti nell’imminenza dell’apertura prevista entro l’estate.

La Fondazione Caritas Odoardo e Maria Focherini

La Fondazione Caritas Odoardo e Maria Focherini nasce nel 2014 allo scopo di rafforzare le attività caritative nella Diocesi di Carpi e dotare la stessa Diocesi di un ente maggiormente operativo che potesse assumersi l’onere di realizzare particolari attività. Il primo presidente della Fondazione Focherini è stato don Massimo Dotti, che ha fatto partire le attività indirizzandole soprattutto verso l’emergenza abitativa. Nell’ottobre 2017 viene nominato presidente Giorgio Lancellotti, che ha proseguito e consolidato le attività di Social Housing ed ha affrontato l’emergenza della pandemia nella primavera 2020. Dal settembre 2020 il presidente è Stefano Battaglia, vicedirettore della Caritas diocesana, coadiuvato dai Consiglieri Marco Vezzani, Mariangela Bezzecchi e Maria Cleofe Filippi.

Da: https://diocesicarpi.it/emporio-partecipativo-odoardo-e-maria-focherini/

Mio fratello Odoardo

Da: http://www.settimananews.it/profili/mio-fratello-odoardo/

Di: Maria Peri e Francesco Manicardi

«Non passa giorno che io non parli di te. Non passa giorno che io pensando ai miei morti che hai consolati, guardando i miei vivi che son vivi perché tu li hai salvati, non tragga dalla tua presenza, dal tuo esempio una serena forza che mi aiuta a sopportare la mia croce, a compiere meno indegnamente il mio dovere, ad amare meglio di quanto non saprei Iddio».

In occasione del 75° del martirio, il Comitato per la memoria del beato Odoardo Focherini ha cercato nuove vie per far conoscere la figura e divulgare il valore di questo testimone del Vangelo.

Facendo seguito ad altri contributi pubblicati su di lui e la moglie dalla casa editrice EDB, è sorta la volontà di rendere nuovamente disponibile quella che viene definita la prima biografia del beato, Mio fratello Odoardo, scritta dall’amico giornalista ebreo Giacomo Lampronti nel 1948 e ora rieditata a cura di Maria Peri e Francesco Manicardi.

Si tratta di un testo di fondamentale importanza per conoscere il carattere dell’uomo e cristiano Odoardo, il contesto ecclesiale in cui è cresciuto con figure di rilievo come don Zeno Saltini e Mamma Nina, ma anche del periodo storico che lo ha visto protagonista.

Introvabile per tanti anni, il libro è un ricordo vivido e bruciante dell’intensa amicizia tra Focherini e Lampronti, salvato da Odoardo insieme alla famiglia. Pubblicato quasi con urgenza dall’autore al ritorno dalla fuga in Svizzera, al termine del secondo conflitto mondiale, contiene numerosissimi episodi, ricordi, dialoghi ed emozioni condivisi con una persona centrale per la sua crescita di uomo e di credente.

L’autore, emarginato per le leggi razziali, ricevette da Focherini accoglienza e amicizia, poi un lavoro presso il quotidiano L’Avvenire d’Italia di Bologna, infine la salvezza sua e della famiglia grazie alla rete di Odoardo e don Dante Sala che è riuscita a far espatriare clandestinamente oltre 100 persone verso la Svizzera.

Nel suo testo Lampronti fa ricorso non solo a ricordi personali, ancora nitidi e indelebili, del rapporto con Focherini, ma si mette sulle tracce dell’amico scomparso visitando i luoghi che li avevano visti insieme e incontrando le persone più importanti nella vita di Odoardo. Dal racconto emerge la vita del quotidiano L’Avvenire d’Italia sotto la direzione di Raimondo Manzini, «l’unico giornalista che ebbe il coraggio allora di polemizzare direttamente con il dittatore e di contraddirlo, quand’egli osò predicare l’odio e affermare che taluni princìpi, buoni in tempo di pace, debbono essere posti in dimenticanza in tempo di guerra».

L’autore racconta momenti vissuti con Manzini e Focherini; ricorda una sera a Bologna, tra un bombardamento e l’altro e riporta questo pregnante dialogo: «Fu Manzini a rompere il silenzio con brevi parole. “Tutto questo” disse, come concludesse un doloroso discorso interiore, “tutto questo stanotte potrebbe essere un mucchio di rovine”. Rispose Focherini: “Rovine su cui porsi domani a ricostruire con l’aiuto di Dio”».

Dalle testimonianze e documenti raccolti si percepisce come la redazione del quotidiano fosse un ambiente culturale, politico e operativo dove ognuno faceva la propria parte per la buona stampa ma anche nel salvataggio di ebrei e perseguitati. Tra i più attivi spicca la figura di Umberto Sacchetti, amico fidato e collaboratore di Odoardo al giornale bolognese, che ha ricostruito i mesi della carcerazione di Focherini a San Giovanni in Monte, condividendo il suo scambio di lettere con il beato: numerosi messaggi attraverso i quali si cerca di mandare avanti un quotidiano immerso nelle difficoltà, da una cella di prigione. Possiamo immaginare Sacchetti mostrare queste lettere a Lampronti, commuoversi e fors’anche sorridere leggendo la tenacia, la necessità di Focherini di continuare a pensare da uomo libero, di impegnare la testa con pensieri per non cedere alla brutalità della reclusione.

Lampronti, inoltre, ci fa capire – citando le lettere che Odoardo scrive alla moglie Maria Marchesi – che anche a lei si è rivolto per ricostruire stralci di vita e di situazioni dell’amico carpigiano. Non deve essere stato facile ricorrere alla “signora Maria” nella sua sofferta vedovanza, pur se in una lettera Giacomo le scrive che «il suo dolore è anche il mio».

Riguardo alla vicenda di Odoardo, si scopre che Giacomo ha parlato anche con Bruno Marchesi, fratello di Maria. È in questa biografia infatti che viene riportato il dialogo in carcere tra i due cognati, e la risposta illuminante di Odoardo alle perplessità di Bruno sulla sua attività di salvataggio degli ebrei: «Se tu avessi visto, come ho visto io in questo carcere, cosa fanno patire agli ebrei, non rimpiangeresti se non di non averne salvati in numero maggiore…».

Il volume riporta a disposizione di tutti, credenti e non credenti, una testimonianza diretta che, nel suo essere pienamente figlia di un’epoca e di una situazione, riesce a mantenere una forza e un’attualità di grande valore. Se, per esempio, Lampronti cita scrittori e studiosi cattolici dell’epoca – quelli che sono stati un riferimento anche per Focherini –, non di meno mostra una concezione sorprendentemente moderna della santità, che è convinto di aver incontrato nel suo amico e collega Odoardo descrivendolo già come beato, martire della carità, quasi un «santo della porta accanto». Una “profezia” scritta nel 1948 e divenuta realtà nel giugno 2013, nella piazza dei Martiri di Carpi.

Scrive a proposito Lampronti: «Vivo tra noi ci dette il sentore di queste sue grazie particolari. Una concezione errata della santità ci propende a ritenere che i santi anche su questa terra siano costantemente con gli occhi rivolti al cielo, circonfusi di un’aureola luminosa, odorosi di rose o di viole. Pensiamo di vederli come di poi la pietà li dipinge sugli altari. Non riusciamo a comprendere come un santo possa essersi assiso alla nostra mensa, a mangiare gagliardamente e gagliardamente bere, parlando di cose futili, celiando, giocando con i bambini, dormendo poi sotto il nostro tetto come un qualsiasi altro mortale. Dimenticando nella nostra miseria che la Chiesa ha il mandato divino di fare di ogni uomo un cristiano e di ogni cristiano un santo e che quindi è più che naturale che se un uomo come Odoardo Focherini prende sul serio la sua dignità di cristiano, cammina naturalmente sulla via della santità».