Ac e santita’ popolare: Odoardo Focherini

Beato Odoardo Focherini (1907-1944)

 

Odoardo Focherini a Mirandola, 1929

 

A ridosso della Giornata della memoria vogliamo ricordare la santità popolare di Odoardo Focherini: proclamato beato nel 2013, Giusto tra le nazioni per aver salvato un centinaio di ebrei durante la seconda guerra mondiale, laico di Ac di cui varrebbe la pena conoscere meglio la storia. L’Azione Cattolica Vicentina, pochi anni fa, si è messa sui suoi passi con il campo mobile adulti a Fossoli e Carpi, e l’attualità della testimonianza di Focherini viene ribadita in questi giorni anche da una “pietra d’inciampo” posta in sua memoria a Mirandola, dove abitò con la famiglia prima dell’arresto e della deportazione in un lager tedesco.

Focherini nasce a Carpi nel 1907, terzo di quattro figli, e la madre lo affida alla cura educativa di Zeno Saltini (presidente Ac che poi, ordinato prete, fonderà la comunità Nomadelfia). Odoardo sperimenta tutta la vitalità dell’oratorio, tra gli amici e nell’impegno nell’apostolato, in un ambiente formativo sia umano che spirituale. Fin da giovanissimo è coinvolto in prima persona nella vita della chiesa di Carpi e nell’Azione cattolica, un coinvolgimento che segna profondamente la vita di Odoardo. Le testimonianze raccontano un giovane frenetico, vulcanico animatore in mille ambiti di vita, dalla chiesa allo sport, dalla carità all’alpinismo (fonderà anche lo scoutismo nella diocesi di Carpi).
A ventinove anni è nominato presidente dell’Azione cattolica diocesana, negli anni in cui la tensione tra chiesa e regime si acuisce sempre più anche a motivo dell’opera educativa dell’Ac. Non mancheranno le occasioni di scontro tra Focherini e le autorità fasciste, per esempio quanto Odoardo rifiuta di portare il distintivo del partito nazionale fascista perseverando invece nell’uso del distintivo associativo.
Sposato con Maria e padre di sette figli, Odoardo svolge diverse professioni, ma senza mai staccarsi dal mondo della stampa e del giornalismo: giovanissimo corrispondente per l’Osservatore Romano e per l’Avvenire d’Italia, diverrà amministratore proprio di quest’ultimo giornale. Quello culturale-giornalistico per Focherini è un terreno in cui spendere la propria capacità organizzativa e in cui impegnarsi nella battaglia contro le idee anticristiane.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale Odoardo si è ormai definitivamente allontanato da un fascismo anche di facciata e si introduce sempre più nella strada della resistenza civile (anche attraverso il coinvolgimento nella rete politica clandestina intessuta a livello nazionale dal gruppo di Alcide De Gasperi, che intende dar vita a un nuovo partito di ispirazione cristiana). E la rete di amicizie e di condivisione associativa, intrecciata negli anni di impegno su è giù per l’Italia, sarà utile a Odoardo in questa fase, nell’opera di salvataggio di tanti ebrei. La rete di salvataggio che Focherini coordina insieme a don Dante Sala serve a preparare documenti falsi, proteggere e nascondere, curare gli spostamenti e la logistica delle fughe in Svizzera. Sono anni febbrili, in cui, tuttavia, la tensione altissima e il rischio enorme non spengono mai il sorriso e la luce sul volto di Focherini.
L’11 marzo 1944 Odoardo viene arrestato e interrogato ripetutamente (scrive “non dimentico lo spirito anticattolico del tono e di certe domande dovute alla mia attività all’Ac”). Al cognato che lo visita in carcere dice: “Se tu avessi visto, come ho visto io in questo carcere, cosa fanno patire agli ebrei, non rimpiangeresti se non di non aver fatto abbastanza per loro. Se non di non averne salvati in numero maggiore”. Alla moglie scrive: “Fiat voluntas Dei, Mariolina, e con immutata certezza che tutto dobbiamo donare con generosità, accettiamo con animo il più sereno possibile la croce, se verrà, più pesante e avanti”.
Viene trasferito al campo di concentramento di Fossoli, dove ritrova Teresio Olivelli (partigiano cattolico beatificato nel 2018), conosciuto in Ac. Sono anche queste amicizie che aiuteranno Odoardo a dare senso all’impegno per la salvezza degli altri, fino al dono di sé, e lo aiuteranno a comprendere di aver scelto la parte giusta dalla quale stare.
Da Fossoli viene deportato a Bolzano e infine al campo tedesco di Flossenburg, dove si ammalerà e morirà, nella sola compagnia di Olivelli che ne raccoglie il testamento spirituale: “Dichiaro di morire nella più pura fede cattolica apostolica romana e nella piena sottomissione alla volontà di Dio, offrendo la mia vita in olocausto per la mia diocesi, per l’Azione cattolica, per L’Avvenire d’Italia e per il ritorno della pace nel mondo”.
Odoardo muore a soli trentasette anni, negli ultimi giorni del 1944. Del suo corpo mortale non rimane traccia, bruciato come altre milioni di vittime dello sterminio nazista.
La notizia della sua morte giungerà in Italia soltanto a guerra conclusa. Insieme al dolore, crescono da subito i riconoscimenti per la sua testimonianza di martire della carità, nel sacrificio in favore dei perseguitati e in una vita spesa a servizio degli altri per amore di Cristo.
Per la sua opera di salvataggio degli ebrei, nel 1969 è fra i primi italiani a ricevere il titolo di “Giusto tra le nazioni” (la più alta carica che lo stato di Israele concede a non ebrei).

“La figura di Odoardo Focherini si inserisce nella memoria del bene, sia per la grandezza del gesto compiuto sia per l’attualità del suo messaggio: attenzione e cura verso chi è in difficoltà, anche quando è cosa difficile e rischiosa, anche quando richiede di farsi coinvolgere in prima persona, di dare il meglio di sé” (I. Vellani, M. Peri, F. Manicardi, Odoardo Focherini. Il sorriso distintivo della santità, AVE, Roma 2013).
La santità di Odoardo Focherini, uomo che ha attraversato la vita squarciandola con la sua quotidianità normale e straordinaria allo stesso tempo, ci ricorda oggi più che mai che “chi salva una vita salva il mondo intero” (Talmud).

“Intrepida testimonianza evangelica di un laico così generoso che a imitazione di Cristo si prodigò incessantemente per la salvezza dei fratelli” (Benedetto XVI).

“È stato uomo tra gli uomini, vestito di panni simili ai nostri, vicino alle nostre pene, alle nostre tentazioni, al nostro affannoso lavoro, un uomo come noi, ragazzi come fummo, padri come siamo, con le nostre stesse esperienze, ma con in più una fede adamantina, una ricchezza spirituale ridondante: un uomo che al nostro affanno, al nostro sospiro di sofferenti che fanno spesso soffrire, ha saputo offrire un sorriso di consolazione, di distensione come quello che ha illuminato sempre il suo volto” (G. Lampronti).

“Una lampada accesa che è stata messa sul moggio per illuminare gli uomini in alcune delle pagine più nere della nostra storia. E che continua a illuminarci” (Vellani-Peri-Manicardi, op. cit.).

Enrico Zarpello

Da: http://www.acvicenza.it/news/ac-santita-popolare-odoardo-focherini/