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22Feb/180

Su Teresio Olivelli

Teresio Olivelli beato

Un esempio di santità quotidiana

Il 3 febbraio scorso a Vigevano (Pavia) è stato proclamato beato Teresio Olivelli, ufficiale degli Alpini nella campagna di Russia e poi partigiano cattolico, morto nel campo di concentramento di Hersbruck a 29 anni il 17 gennaio 1945. La celebrazione è stata presieduta dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, e concelebrata da una quindicina di vescovi, tra i quali quello di Bamberg (l’arcidiocesi bavarese in cui si trova Hersbruck) mons. Ludwih Schick e il vescovo di Carpi Mons. Francesco Cavina.
Presente anche una delegazione dell’Azione Cattolica Italiana guidata dal presidente Matteo Truffelli, il Presidente della Fondazione Fossoli Pierluigi Castagnetti e una delegazione diocesana di Carpi con familiari del beato Odoardo Focherini.

Olivelli, formatosi nell’Azione Cattolica e nella FUCI, dopo un’iniziale adesione culturale al fascismo ne comprese l’aberrazione e si schierò decisamente contro la guerra, prendendo parte alla Resistenza nel Nord Italia, durante la quale scrisse la celebre “Preghiera del Ribelle”.
Arrestato e deportato al Campo di Fossoli, destinato alla fucilazione per rappresaglia al Poligono di Cibeno la mattina del 12 luglio 1944, riuscì a salvarsi grazie all’aiuto di Odoardo Focherini, suo compagno di prigionia, che lo nascose all’interno del lager e gli procurò cibo e protezione. Scoperto e ricongiunto a Odoardo nel campo di concentramento di Gries (Bolzano), fu condotto in Germania nei lager di Flossenburg ed Hersbruck dove si prestò come interprete dal tedesco per i compagni di prigionia, subendo al posto loro insulti e percosse.
Fu Olivelli a vegliare Focherini morente nell’infermeria del campo e ad accogliere il testamento spirituale di Odoardo, riferendolo ai compagni di lager prima di soccombere lui stesso, pochi giorni dopo, a causa della violenza di un kapò.

Di Teresio Olivelli, dichiarato martire in odio alla fede, il vescovo di Vigevano Maurizio Gervasoni ha detto: “Pensando al nuovo beato mi viene alla mente l’immagine di cui si serve spesso papa Francesco quando si rivolge ai giovani.
Il papa raccomanda: ‘Non siate giovani-divano’. È l’invito a non chiudersi in se stessi. Che riecheggia nelle parole dello stesso beato, il quale scriveva “non devi credere che una vita veramente cristiana sia un viaggio in vagone letto” perché, la santità fiorisce nelle zolle dei nostri campi, germina nelle nostre concrete situazioni, respira nelle nostre case, gioca nei nostri cortili, cammina sulle nostre strade”.

di Francesco Manicardi

Da: http://www.accarpi.it/teresio-olivelli-beato/

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