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Beatificazione di Teresio Olivelli

A Vigevano la beatificazione di Teresio Olivelli

L’amicizia fra i Beati Odoardo Focherini e Teresio Olivelli nata nel campo di concentramento di Fossoli

E’ il bolognese Franco Varini, sopravvissuto ai lager, l’unico testimone dell’episodio che nel luglio 1944 vide coinvolti Teresio Olivelli e Odoardo Focherini nel campo di concentramento di Fossoli. “Varini - spiega Maria Peri, nipote di Focherini e ricercatrice storica - racconta che l’uomo ‘misterioso’ che aveva visto una sera nel campo e di cui Odoardo gli aveva severamente proibito di parlare era Olivelli. Ne aveva scoperto l’identità quando, trasferiti in seguito nel campo di Bolzano-Gries, aveva visto arrivare scortato dalle SS lo stesso uomo, massacrato di botte, e, dopo averlo riferito a Odoardo, questi in lacrime gli aveva rivelato tutto”.
Ovvero che Teresio, prosegue Maria Peri, “riuscito a scampare all’eccidio del poligono di tiro di Cibeno del 12 luglio 1944, era stato nascosto e sfamato da Odoardo nel campo di Fossoli. Di ciò si trova traccia nelle richieste di cibo che mio nonno indirizzò ai genitori in quei giorni: la madre, stupita, si chiese perché la quantità richiesta fosse aumentata.
Possiamo immaginare che quel cibo in più fosse per Olivelli”. Un’altra traccia da cui si intravvede il legame fra i due è, sottolinea Maria Peri, nelle “due lettere alla moglie di Odoardo scritte in tedesco e spedite dal campo di Hersbruck, nonostante agli italiani, in quanto traditori, fosse vietato scrivere. Si è constatato che la grafi a è quasi certamente quella di Olivelli, che conosceva molto bene il tedesco, facendo anche da interprete per i compagni di prigionia.
E’ verosimile pensare che con questi scritti Olivelli abbia voluto aiutare Odoardo, ricambiando con gratitudine quanto l’amico aveva fatto per lui a Fossoli”. Ed è  infine da Teresio Olivelli, che ne tramandò le parole ad un altro deportato, il maresciallo Salvatore Becciu, che ci è giunto il testamento spirituale di Focherini.
“A Fossoli - spiega Maria Peri - Odoardo ebbe modo di conoscere un gruppo di antifascisti cattolici, laici e sacerdoti, fra cui anche Olivelli, appartenenti alla Fuci e all’Azione Cattolica, in cui si inserì partecipando alla recita clandestina del Rosario e alla meditazione quotidiana del Vangelo. Si creò, dunque, fin dall’inizio una particolare sintonia fra i due.
Mi piace pensare - conclude - che se Odoardo, nel ‘campo di annientamento’ di Hersbruck, come lo chiamavano gli stessi nazisti, ebbe la forza di pronunciare in punto di morte parole da uomo è perché in quell’infermeria aveva al suo fianco proprio Olivelli”.
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