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Avvenire 13 ottobre

Di Elio Guerriero

Odoardo Focherini, Teresio Olivelli, Anna Maria Enriques Agnoletti: 3 laici eccezionali che durante la seconda guerra mondiale hanno ritenuto la loro vita meno importante della coerenza al Vangelo

Odoardo Focherini era un laico, sposato con Maria Marchesi, e aveva 7 figli. Come amministratore del quotidiano cattolico L’Avvenire d’Italia, godeva di buona reputazione e aveva ottime prospettive per il futuro. A tutto questo rinunciò quando decise di prodigarsi attivamente a favore degli ebrei. Odoardo, familiarmente chiamato Odo, era nato a Carpi nel 1907 da genitori di origine trentina. Due sacerdoti furono importanti negli anni della sua giovinezza: don Armando Benatti si occupò della sua formazione religiosa e culturale; e don Zeno Saltini, il futuro fondatore di Nomadelfia, gli inculcò l’interesse per la vita pubblica e sociale. Tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta l’Azione Cattolica divenne una realtà importante nella società italiana. Quasi naturalmente Odoardo ne entrò a far parte, e ben presto ricoprì incarichi di prestigio. Nel 1928 divenne membro della giunta diocesana, nel 1936 venne eletto presidente dell’Azione Cattolica della diocesi di Carpi. Come già ricordato, nel 1939, allo scoppio della guerra, venne chiamato all’Avvenire d’Italia come amministratore. In breve diventò l’uomo di fiducia del direttore, Raimondo Manzini, che a lui si rivolgeva per le questioni più delicate.

Nel 1942 arrivò a Genova un gruppo di Ebrei. Il vescovo della città ligure, il cardinale Pietro Boetto, li indirizzò a Bologna pregando Manzini di occuparsene. A sua volta il direttore affidò l’incarico a Focherini che da questo momento divenne il punto di riferimento imprescindibile per gli ebrei di passaggio a Bologna. In collaborazione con don Dante Sala, un sacerdote di grande spiritualità, Odo organizzava il viaggio fino a Cernobbio, sul Lago di Como: da qui gli ebrei potevano varcare il vicino confine con la Svizzera. In questo modo più di cento ebrei ebbero salva la vita. L’11 marzo del 1944 l’amministratore dell’Avvenire era in visita presso l’Ospedale Ramazzini di Carpi per concertare la fuga di Enrico Donati. Qui venne raggiunto dal reggente del fascio di Carpi che gli intimò di seguirlo con urgenza a Modena, dove gli venne comunicato che era in stato di arresto. Da qui fu trasferito in carcere a Bologna. Al cognato che nel corso di una visita gli chiedeva se era pentito dell’aiuto prestato agli ebrei rispose: «Se tu avessi visto, come ho visto io in questo carcere, come trattano gli ebrei qui dentro, saresti pentito solo di non averne salvati di più». Dal carcere venne poi trasferito al campo di concentramento di Fossoli. Era l’inizio del suo lungo pellegrinaggio nell’abisso dei lager: la tappa successiva fu Gries (Bolzano), poi Flossenburg, nella Baviera Orientale, e infine Hersbruck. Morì il 27 dicembre del 1944. L’amico Teresio Olivelli raccolse e riuscì a far giungere alla famiglia le sue ultime parole: «I miei figli... voglio prima vederli... Tuttavia, accetta, o Signore, anche questo sacrificio e custodiscili tu... Vi prego riferire a mia moglie che le sono rimasto sempre fedele, l’ho sempre pensata, e sempre intensamente amata». Con la sua abilità Odo riuscì a far giungere a casa 166 lettere che sono un monumento reso all’amore per la famiglia. Riconosciuto come giusto tra le nazioni già nel 1969, Odoardo Focherini è stato proclamato beato nel 2013.

Articolo integrale:  https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/la-resistenza-delle-coscienze-per-non-tradire-il-prossimo

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