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Elia Dalla Costa verso la beatificazione

Elia Dalla Costa (1872-1961) è stato arcivescovo di Firenze negli anni bui della II Guerra mondiale e nel dopo guerra. In particolare, durante gli anni del conflitto, La sua carità non ebbe limiti e con la sua azione pastorale si contrappose coraggiosamente ai fautori della guerra, opponendosi alle delazioni, alle deportazioni, alle rapine, alle torture e alle fucilazioni. Accorse nei luoghi delle incursioni e dei bombardamenti, per soccorrere i feriti, per piangere i morti, si attivò con ogni mezzo per salvare la vita ai condannati politici e delle rappresaglie e soprattutto agli ebrei (fu dichiarato per questo giusto fra le nazioni nel 2012) e successivamente ai fascisti in fuga. Richiese con tenacia e insistenza alle parti in guerra, che Firenze fosse dichiarata "città aperta" e nel periodo dell’emergenza, fu quasi l’unica autorità rimasta in difesa dei cittadini. L’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, ha ricordato di recente uno dei suoi gesti più clamorosi, la scelta di far chiudere le finestre della Curia in occasione della visita di Hitler e Mussolini a Firenze, e la sua ripetuta condanna del razzismo, insieme con la raccomandazione della carità verso tutti senza distinzioni. Ciò che “era frutto, anche di un profondo fondamento biblico che riconosce il legame dei cristiani con il popolo ebraico, "anticipazione" del Concilio, in una chiara visione della dignità di ogni persona umana al di là delle diversità etniche e religiose”.

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