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5Apr/150

Giuliano Benassi

Prossimi ormai al 70° anniversario della sua morte, pensando a tutti coloro che ancora oggi vivono situazioni di ingiustizia e violenza,
vi auguriamo una serena e Santa Pasqua con le sue commoventi parole:

Dal carcere di S. Vittore
Milano, Pasqua 1944

Urlava cupo il vento quella notte
di tra le forti sbarre della cella.
Urlava lamentoso per le rotte
vetrate, e il freddo raggio di una stella
mi batteva sul volto, e s’udìa fuori
il passo grave di una sentinella.
Sul nudo tavolaccio tra i dolori
del corpo affranto, insonne ripensavo
al livido accanirsi dei furori
degli aguzzini, e a tratti m’agitavo
pel subito ricordo del bastone
che s’abbatteva sul mio corpo schiavo
incatenato al gancio dell’arpione.

Era la Pasqua di Resurrezione.
Mi destò lo squillar delle campane
che inondava gioioso la prigione.
Ma quell’allegre, dolci voci arcane
suonavan tristi nelle nude stanze.
Parlavano di cose ormai lontane…
parlavan di ricordi, di speranze,
di affetti, di sogni… e del più bello
fra tutti i giorni delle mie vacanze:
si tornava in campagna, e dal cancello
la nostra Mamma incontro ci correva
e ci abbracciava, e il grave suo fardello
di angoscie e di dolori deponeva
in quel giorno felice, e a rallegrare
i sette suoi figli, lieta, sorrideva.
Ora è in cielo, col Babbo, a riposare.

Si compie il sacrificio sull’altare.
Dalle celle, sull’uscio, i carcerati
pallidi, muti, stanno a riguardare.
Sono tanti cuori avidi, bruciati
da un unico ricordo odioso, atroce…
“Fratelli” il sacerdote li ha chiamati!
Io trasognato udivo quella voce:
“Perdonate, fratelli, ricordate
che il più Buono di tutti è morto in croce!”
E le ginocchia mi si son piegate
ed ho pregato. E le mie guancie allora
da lagrime roventi fur solcate.
Oh, avevo pianto sì, prima d’allora
sotto la sferza, al sanguinoso insulto!
Tutta la notte piansi, ed all’aurora
tremavo per l’orrore all’inconsulto
spavento di soccombere al dolore.
Ma non quello era pianto, era un singulto
di lagrime cadenti dentro al cuore
a scavarvi terribili e brucianti
solchi d’angoscia, d’odio, di furore.
Ora cadevan dolci, consolanti
ed era gioia il pianto, era bisogno
di perdonare e piangere davanti
al Giusto morto in croce: era bisogno
di salir più in alto. E dalla carne affranta
leggiera volò via l’ala del sogno.
E Cristo scese in me nell’Ostia santa.

Giuliano Benassi

Per info su di lui:
http://www.anpi.it/donne-e-uomini/giuliano-benassi/
http://www.museogalvani.eu/galvani-resistenza/studenti-caduti/benassi-giuliano

 

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