www.OdoardoFocherini.it, Giusto e Beato
5Mar/190

Il Ribelle

3 marzo 1944: 75 anni fa il primo numero del foglio clandestino che da Brescia giungeva in tutto il Nord fornendo un punto di vista cattolico alla Resistenza.
Tra i collaboratori anche il beato ucciso nei lager

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All’inizio del marzo 1944, nel pieno della guerra partigiana, fu pubblicato a stampa a Milano il primo dei ventisei numeri di 'il Ribelle', un foglio sino ad allora diffuso in ciclostile con il titolo 'Brescia libera'. Era nato in quella città pochi mesi prima, tenacemente compilato da un gruppo di patrioti, alcuni dei quali nei mesi della Resistenza furono arrestati: Carlo Bianchi, presidente della Fuci milanese, fucilato a Fossoli il 12 luglio 1944, Franco Rovida, Rolando Petrini e Luigi Monti scomparsi a Mauthausen all’inizio del 1945, e Teresio Olivelli che morirà nel Lager di Hersbruck il 12 gennaio 1945, a causa di percosse infertergli per aver soccorso e difeso un compagno di prigionia. È stato tra i frutti più importanti della stampa clandestina nella Resistenza, un foglio che faceva innervosire gli occupanti tedeschi e i loro complici fascisti. 'Il Ribelle' era una voce dichiaratamente cattolica che non rifiutava la collaborazione degli altri elementi del Comitato di Liberazione Alta Italia, da cui era sostenuto, purché non si inneggiasse alla violenza in sé, alla vendetta e all’odio contro il nemico, ma si tenessero ferme le ragioni morali dell’opposizione all’invasore. Se ne pubblicarono, come s’è detto, ventisei numeri, diffusi in tutta l’Italia del Nord, e accanto a essi dodici 'quaderni' monografici. Uscivano quasi regolarmente - una specie di miracolo, considerando le difficoltà imposte dalla situazione -, fra le dieci e le quindicimila copie, stampate prima a Milano, poi a Lecco, ma datate da Brescia.

L’anniversario dalla fondazione di 'il Ribelle' restituisce la memoria di un periodo drammatico per il nostro Paese quando, dal settembre 1943 all’aprile 1945, la Resistenza popolare impegnò nella repressione una decina di divisioni dell’invasore tedesco e la totalità delle truppe del regime fascista di Salò, al servizio dell’occupante. Ricorda, inoltre, il contributo culturale e di pensiero che alla liberazione è stato offerto dal mondo cattolico, dai suoi caduti, dalla comunità dei credenti che sosteneva i partigiani, dall’opera di quanti soccorrevano i perseguitati. Con figure esemplari di testimoni, come appunto Teresio Olivelli. Non soltanto combattente ma anche 'firma' di 'il Ribelle', al quale ha collaborato nei primi mesi con scritti e pagine che ben rappresentano l’opposizione dei cristiani alle tirannie. Non si tratta di una eccezione culturale: in molti dei ventotto Paesi sotto il tallone nazista cattolici e protestanti conducevano la loro lotta anche per mezzo della stampa, come in Francia con 'Témoignage Chrétien' e in Olanda con 'Il Canzoniere dei pezzenti'; e fiorivano numerose altre iniziative che non lasciavano tranquilli gli invasori. Olivell morirà a Hersbruck quindici giorni dopo aver portato conforto, alla vigilia di Natale del ’44, a un compagno gravemente infermo, Odoardo Focherini, spirato quella stessa sera. Dei due non restano reliquie fisiche: i loro corpi, com’era costume nei Lager, furono inceneriti. Rimane in compenso la commovente icona dell’incontro, in un luogo di disperazione come un campo di concentramento, di due credenti ai quali la Chiesa riconoscerà in seguito il titolo di beati.

Prima di essere arrestato nell’aprile del ’44 Olivelli aveva fatto in tempo a collaborare ai due iniziali numeri di 'il Ribelle' scrivendo, sotto lo pseudonimo di Cursor, una sorta di manifesto del combattente cristiano: «Ribelli: così ci chiamano, così ci vogliamo. Il loro disprezzo è la nostra esaltazione. Il loro 'onorato' servaggio alla legalità straniera fermenta l’aspro sapore della nostra libertà. La loro sospettosa complice viltà conforta la nostra fortezza. Siamo dei ribelli: la nostra è anzitutto una rivolta morale». «Lottiamo – aggiunge – per una più vasta e fraterna solidarietà degli spiriti e del lavoro, nei popoli e fra i popoli, anche quando le scadenze appaiono lontane e i meno tenaci si afflosciano: a denti stretti anche se il successo immediato non conforta il teatro degli uomini, perché siamo consapevoli che la vitalità d’Italia risiede nella nostra costanza, nella nostra volontà di resurrezione, di combattimento, nel nostro amore ». Di 'il Ribelle' una copia veniva regolarmente mandata (quasi una beffa) al commissario capo Ugo Osteria, che la trasmetteva ai comandi tedeschi.

Si trovarono sempre nuovi redattori al posto di quelli arrestati, torturati, uccisi. Nello stesso tempo con i citati 'quaderni' si cercava di impostare in modo razionale una visione politica del futuro, come ad esempio con lo «Schema di discussione di un programma ricostruttivo di ispirazione cristiana», quasi certamente dovuto a Olivelli e dal quale oggi si potrebbe forse imparare qualche cosa per la gestione della politica. Resta, oltre tutto, un documento che fa parte della coscienza morale dell’umanità, La preghiera del ribelle: «Signore che fra gli uomini drizzasti la Tua Croce - così inizia quel celebre testo -, segno di contraddizione, che predicasti e soffristi la rivolta dello spirito contro le perfidie e gli interessi dominanti, la sordità inerte della massa, a noi oppressi da un giogo numeroso e crudele che in noi e prima di noi ha calpestato Te fonte di libere vite, dà la forza della ribellione… ». Per concludere: «Dio della pace e degli eserciti, Signore che porti la spada e la gioia, ascolta la preghiera di noi ribelli per amore».

 

Da: https://www.avvenire.it/agora/pagine/olivelli-e-gli-altri-tenacia-da-ribelli-per-amore?fbclid=IwAR2EmiZXaiU2uk1ko4TJ8Xwv6CdJtiYE5UkDIBL4Xlz0YXN-5SAyrvHLkj8

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4Mar/190

Il Giardino si allarga

Carpi, tre nuovi alberi dedicati ai Giusti dell’umanita'

 

 

 

 

 

 

Nella mattinata di mercoledì 6 marzo nell’area verde dell’ITI Da Vinci di Carpi verranno piantati tre alberi a ricordo di Berta Caceres, Maria Quinto e Daniela Pompei e Salvo d’Acquisto, in occasione della Giornata in memoria dei Giusti dell’Umanità.
L’iniziativa, che prenderà il via alle ore 9.45 con l’incontro con le classi dell’istituto, è la quarta promossa dall’amministrazione comunale e dal locale Comitato Scientifico del Giardino dei Giusti, nominato nel 2015.

I Giusti sono tutti coloro dei quali, in coerenza con l’idea del Giardino dei Giusti ricavato presso il Museo di Yad Vashem a Gerusalemme (dove sono presenti anche i nomi di don Dante Sala e Odoardo Focherini), si ricordano l’attività e il sacrificio personale nella lotta ai crimini e alle discriminazioni commessi contro l’umanità.

Nel corso della breve cerimonia di mercoledì e che precederà la piantumazione degli alberi (prevista alle ore 10.45), interverranno il Sindaco Alberto Bellelli, Annalisa Melodi del Comitato Scientifico del Giardino dei Giusti e il Dirigente scolastico Marcello Miselli, oltre ad una rappresentanza degli alunni dell’istituto, che accompagneranno la cerimonia con proprie riflessioni.

Ricordiamo che l’anno scorso il Senato ha approvato in via definitiva la legge per l’Istituzione della Giornata in memoria dei Giusti per l’umanità il 6 marzo, dopo che era già era stata istituita nel 2012 la Giornata Europea dei Giusti dal Parlamento europeo, accogliendo l’appello lanciato dall’associazione Gariwo e sottoscritto da migliaia di cittadini.

Da: http://www.sassuolo2000.it/2019/03/04/carpi-tre-alberi-dedicati-ai-giusti-dellumanita/

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10Feb/190

AC Carpi

Busto e testamento di Odoardo Focherini nella sala della presidenza diocesana di Azione Cattolica nelle diocesi di Carpi
Il centro diocesano "casa dell'azione cattolica" è intitolato a Odoardo.

 

 

 

 

 

 

 

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6Feb/190

Nuovo video

Nuovo video sulla Pietra d'Inciampo in memoria di Odoardo Focherini

 

 

http://www.indicatoreweb.it/una-pietra-dinciampo-per-focherini/

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5Feb/190

Cremona

Giusti di Israele, a Spazio Comune
la conferenza di Sante Maletta

 

 

Il 2 Febbraio, presso i locali di Spazio Comune, si è tenuto l’incontro su ‘I giusti d’Israele’ tenuto dal professor Sante Maletta, docente di Filosofia Politica all’Università di Bergamo, ed organizzato dal Comitato di Quartiere 10-Po. Il Presidente del Comitato di Quartiere 10-Po, Matteo Tomasoni, dopo aver ringraziato Maletta per la disponibilità, ha posto l’accento sull’importanza di organizzare eventi culturali rivolti ai cittadini di tutte le fasce d’età. Sulla promozione di momenti culturali da parte dei comitati di quartiere si è soffermato anche il consigliere Luca Burgazzi, presidente della Commissione cultura del Comune. Nel suo intervento introduttivo, portando i saluti dell’Amministrazione Comunale, ha rimarcato “l’impellente necessità di riflettere e commemorare le vittime, insieme a coloro, i Giusti, che si prodigarono per salvare ed accudire le persone perseguitate, educandosi ed educando le nuove generazioni alla strenua ricerca del bene e del senso di umanità”.

Dopo l’introduzione a cura del consigliere del comitato e moderatore dell’incontro, Stefano Bocci, Maletta si è concentrato sul “fondamentale operato umano e storico” dei cosiddetti ‘Giusti d’Israele’, cioè tutte quelle persone che, nella quotidianità della loro vita, si impegnarono per sottrarre alle persecuzioni naziste gli ebrei altrimenti destinati ai campi di sterminio, mettendo a forte repentaglio non solo la propria vita – talvolta perdendola -, ma anche quella dei propri cari ed il proprio posto di lavoro. Maletta, dopo aver effettuato alcune considerazioni di carattere storico-filosofico, è passato ad illustrare brevemente l’edificazione del ‘Giardino dei Giusti (Yad Vashem)’ a Gerusalemme, l’istituzione della commissione per la ricerca e la nomina dei Giusti, nonché le vicissitudini di alcuni di questi, tra i quali gli organizzatori desiderano menzionare Giovanni Palatucci – al quale è dedicato il piazzale antistante la stazione ferroviaria di Cremona -, Odoardo Focherini con don Dante Sala, Carlo Angela, Giorgio Perlasca, Moshe Bejski ed altri ancora. “E’ bene ricordare che tutte queste persone, per lo più rimaste anonime – ha concluso – agirono nella più naturale spontaneità, senza alcuna premeditazione e preconcetto, lasciandosi guidare dal senso di fraternità, di amore e di profonda umanità. Mi rivolgo e vi rivolgo questa domanda: come ci saremmo comportati, noi tutti, in tali circostanze?”

 

Da: https://www.cremonaoggi.it/2019/02/04/giusti-di-israele-a-spazio-comune-la-conferenza-del-prof-maletta/

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28Gen/190

Rassegna stampa dal Trentino

Articoli apparsi in questi giorni sui giornali "Vita Trentina" e "L'Adige" in ricordo delle origini trentine di Odoardo Focherini e Maria Marchesi

Vita Trentina:  vt2401_06     vt2401_07

L'Adige:

 

 

 

 

 

 

 

 

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27Gen/190

Ac e santita’ popolare: Odoardo Focherini

Beato Odoardo Focherini (1907-1944)

 

Odoardo Focherini a Mirandola, 1929

 

A ridosso della Giornata della memoria vogliamo ricordare la santità popolare di Odoardo Focherini: proclamato beato nel 2013, Giusto tra le nazioni per aver salvato un centinaio di ebrei durante la seconda guerra mondiale, laico di Ac di cui varrebbe la pena conoscere meglio la storia. L’Azione Cattolica Vicentina, pochi anni fa, si è messa sui suoi passi con il campo mobile adulti a Fossoli e Carpi, e l’attualità della testimonianza di Focherini viene ribadita in questi giorni anche da una “pietra d’inciampo” posta in sua memoria a Mirandola, dove abitò con la famiglia prima dell’arresto e della deportazione in un lager tedesco.

Focherini nasce a Carpi nel 1907, terzo di quattro figli, e la madre lo affida alla cura educativa di Zeno Saltini (presidente Ac che poi, ordinato prete, fonderà la comunità Nomadelfia). Odoardo sperimenta tutta la vitalità dell’oratorio, tra gli amici e nell’impegno nell’apostolato, in un ambiente formativo sia umano che spirituale. Fin da giovanissimo è coinvolto in prima persona nella vita della chiesa di Carpi e nell’Azione cattolica, un coinvolgimento che segna profondamente la vita di Odoardo. Le testimonianze raccontano un giovane frenetico, vulcanico animatore in mille ambiti di vita, dalla chiesa allo sport, dalla carità all’alpinismo (fonderà anche lo scoutismo nella diocesi di Carpi).
A ventinove anni è nominato presidente dell’Azione cattolica diocesana, negli anni in cui la tensione tra chiesa e regime si acuisce sempre più anche a motivo dell’opera educativa dell’Ac. Non mancheranno le occasioni di scontro tra Focherini e le autorità fasciste, per esempio quanto Odoardo rifiuta di portare il distintivo del partito nazionale fascista perseverando invece nell’uso del distintivo associativo.
Sposato con Maria e padre di sette figli, Odoardo svolge diverse professioni, ma senza mai staccarsi dal mondo della stampa e del giornalismo: giovanissimo corrispondente per l’Osservatore Romano e per l’Avvenire d’Italia, diverrà amministratore proprio di quest’ultimo giornale. Quello culturale-giornalistico per Focherini è un terreno in cui spendere la propria capacità organizzativa e in cui impegnarsi nella battaglia contro le idee anticristiane.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale Odoardo si è ormai definitivamente allontanato da un fascismo anche di facciata e si introduce sempre più nella strada della resistenza civile (anche attraverso il coinvolgimento nella rete politica clandestina intessuta a livello nazionale dal gruppo di Alcide De Gasperi, che intende dar vita a un nuovo partito di ispirazione cristiana). E la rete di amicizie e di condivisione associativa, intrecciata negli anni di impegno su è giù per l’Italia, sarà utile a Odoardo in questa fase, nell’opera di salvataggio di tanti ebrei. La rete di salvataggio che Focherini coordina insieme a don Dante Sala serve a preparare documenti falsi, proteggere e nascondere, curare gli spostamenti e la logistica delle fughe in Svizzera. Sono anni febbrili, in cui, tuttavia, la tensione altissima e il rischio enorme non spengono mai il sorriso e la luce sul volto di Focherini.
L’11 marzo 1944 Odoardo viene arrestato e interrogato ripetutamente (scrive “non dimentico lo spirito anticattolico del tono e di certe domande dovute alla mia attività all’Ac”). Al cognato che lo visita in carcere dice: “Se tu avessi visto, come ho visto io in questo carcere, cosa fanno patire agli ebrei, non rimpiangeresti se non di non aver fatto abbastanza per loro. Se non di non averne salvati in numero maggiore”. Alla moglie scrive: “Fiat voluntas Dei, Mariolina, e con immutata certezza che tutto dobbiamo donare con generosità, accettiamo con animo il più sereno possibile la croce, se verrà, più pesante e avanti”.
Viene trasferito al campo di concentramento di Fossoli, dove ritrova Teresio Olivelli (partigiano cattolico beatificato nel 2018), conosciuto in Ac. Sono anche queste amicizie che aiuteranno Odoardo a dare senso all’impegno per la salvezza degli altri, fino al dono di sé, e lo aiuteranno a comprendere di aver scelto la parte giusta dalla quale stare.
Da Fossoli viene deportato a Bolzano e infine al campo tedesco di Flossenburg, dove si ammalerà e morirà, nella sola compagnia di Olivelli che ne raccoglie il testamento spirituale: “Dichiaro di morire nella più pura fede cattolica apostolica romana e nella piena sottomissione alla volontà di Dio, offrendo la mia vita in olocausto per la mia diocesi, per l’Azione cattolica, per L’Avvenire d’Italia e per il ritorno della pace nel mondo”.
Odoardo muore a soli trentasette anni, negli ultimi giorni del 1944. Del suo corpo mortale non rimane traccia, bruciato come altre milioni di vittime dello sterminio nazista.
La notizia della sua morte giungerà in Italia soltanto a guerra conclusa. Insieme al dolore, crescono da subito i riconoscimenti per la sua testimonianza di martire della carità, nel sacrificio in favore dei perseguitati e in una vita spesa a servizio degli altri per amore di Cristo.
Per la sua opera di salvataggio degli ebrei, nel 1969 è fra i primi italiani a ricevere il titolo di “Giusto tra le nazioni” (la più alta carica che lo stato di Israele concede a non ebrei).

“La figura di Odoardo Focherini si inserisce nella memoria del bene, sia per la grandezza del gesto compiuto sia per l’attualità del suo messaggio: attenzione e cura verso chi è in difficoltà, anche quando è cosa difficile e rischiosa, anche quando richiede di farsi coinvolgere in prima persona, di dare il meglio di sé” (I. Vellani, M. Peri, F. Manicardi, Odoardo Focherini. Il sorriso distintivo della santità, AVE, Roma 2013).
La santità di Odoardo Focherini, uomo che ha attraversato la vita squarciandola con la sua quotidianità normale e straordinaria allo stesso tempo, ci ricorda oggi più che mai che “chi salva una vita salva il mondo intero” (Talmud).

“Intrepida testimonianza evangelica di un laico così generoso che a imitazione di Cristo si prodigò incessantemente per la salvezza dei fratelli” (Benedetto XVI).

“È stato uomo tra gli uomini, vestito di panni simili ai nostri, vicino alle nostre pene, alle nostre tentazioni, al nostro affannoso lavoro, un uomo come noi, ragazzi come fummo, padri come siamo, con le nostre stesse esperienze, ma con in più una fede adamantina, una ricchezza spirituale ridondante: un uomo che al nostro affanno, al nostro sospiro di sofferenti che fanno spesso soffrire, ha saputo offrire un sorriso di consolazione, di distensione come quello che ha illuminato sempre il suo volto” (G. Lampronti).

“Una lampada accesa che è stata messa sul moggio per illuminare gli uomini in alcune delle pagine più nere della nostra storia. E che continua a illuminarci” (Vellani-Peri-Manicardi, op. cit.).

Enrico Zarpello

Da: http://www.acvicenza.it/news/ac-santita-popolare-odoardo-focherini/

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