Mio fratello Odoardo

Da: http://www.settimananews.it/profili/mio-fratello-odoardo/

Di: Maria Peri e Francesco Manicardi

«Non passa giorno che io non parli di te. Non passa giorno che io pensando ai miei morti che hai consolati, guardando i miei vivi che son vivi perché tu li hai salvati, non tragga dalla tua presenza, dal tuo esempio una serena forza che mi aiuta a sopportare la mia croce, a compiere meno indegnamente il mio dovere, ad amare meglio di quanto non saprei Iddio».

In occasione del 75° del martirio, il Comitato per la memoria del beato Odoardo Focherini ha cercato nuove vie per far conoscere la figura e divulgare il valore di questo testimone del Vangelo.

Facendo seguito ad altri contributi pubblicati su di lui e la moglie dalla casa editrice EDB, è sorta la volontà di rendere nuovamente disponibile quella che viene definita la prima biografia del beato, Mio fratello Odoardo, scritta dall’amico giornalista ebreo Giacomo Lampronti nel 1948 e ora rieditata a cura di Maria Peri e Francesco Manicardi.

Si tratta di un testo di fondamentale importanza per conoscere il carattere dell’uomo e cristiano Odoardo, il contesto ecclesiale in cui è cresciuto con figure di rilievo come don Zeno Saltini e Mamma Nina, ma anche del periodo storico che lo ha visto protagonista.

Introvabile per tanti anni, il libro è un ricordo vivido e bruciante dell’intensa amicizia tra Focherini e Lampronti, salvato da Odoardo insieme alla famiglia. Pubblicato quasi con urgenza dall’autore al ritorno dalla fuga in Svizzera, al termine del secondo conflitto mondiale, contiene numerosissimi episodi, ricordi, dialoghi ed emozioni condivisi con una persona centrale per la sua crescita di uomo e di credente.

L’autore, emarginato per le leggi razziali, ricevette da Focherini accoglienza e amicizia, poi un lavoro presso il quotidiano L’Avvenire d’Italia di Bologna, infine la salvezza sua e della famiglia grazie alla rete di Odoardo e don Dante Sala che è riuscita a far espatriare clandestinamente oltre 100 persone verso la Svizzera.

Nel suo testo Lampronti fa ricorso non solo a ricordi personali, ancora nitidi e indelebili, del rapporto con Focherini, ma si mette sulle tracce dell’amico scomparso visitando i luoghi che li avevano visti insieme e incontrando le persone più importanti nella vita di Odoardo. Dal racconto emerge la vita del quotidiano L’Avvenire d’Italia sotto la direzione di Raimondo Manzini, «l’unico giornalista che ebbe il coraggio allora di polemizzare direttamente con il dittatore e di contraddirlo, quand’egli osò predicare l’odio e affermare che taluni princìpi, buoni in tempo di pace, debbono essere posti in dimenticanza in tempo di guerra».

L’autore racconta momenti vissuti con Manzini e Focherini; ricorda una sera a Bologna, tra un bombardamento e l’altro e riporta questo pregnante dialogo: «Fu Manzini a rompere il silenzio con brevi parole. “Tutto questo” disse, come concludesse un doloroso discorso interiore, “tutto questo stanotte potrebbe essere un mucchio di rovine”. Rispose Focherini: “Rovine su cui porsi domani a ricostruire con l’aiuto di Dio”».

Dalle testimonianze e documenti raccolti si percepisce come la redazione del quotidiano fosse un ambiente culturale, politico e operativo dove ognuno faceva la propria parte per la buona stampa ma anche nel salvataggio di ebrei e perseguitati. Tra i più attivi spicca la figura di Umberto Sacchetti, amico fidato e collaboratore di Odoardo al giornale bolognese, che ha ricostruito i mesi della carcerazione di Focherini a San Giovanni in Monte, condividendo il suo scambio di lettere con il beato: numerosi messaggi attraverso i quali si cerca di mandare avanti un quotidiano immerso nelle difficoltà, da una cella di prigione. Possiamo immaginare Sacchetti mostrare queste lettere a Lampronti, commuoversi e fors’anche sorridere leggendo la tenacia, la necessità di Focherini di continuare a pensare da uomo libero, di impegnare la testa con pensieri per non cedere alla brutalità della reclusione.

Lampronti, inoltre, ci fa capire – citando le lettere che Odoardo scrive alla moglie Maria Marchesi – che anche a lei si è rivolto per ricostruire stralci di vita e di situazioni dell’amico carpigiano. Non deve essere stato facile ricorrere alla “signora Maria” nella sua sofferta vedovanza, pur se in una lettera Giacomo le scrive che «il suo dolore è anche il mio».

Riguardo alla vicenda di Odoardo, si scopre che Giacomo ha parlato anche con Bruno Marchesi, fratello di Maria. È in questa biografia infatti che viene riportato il dialogo in carcere tra i due cognati, e la risposta illuminante di Odoardo alle perplessità di Bruno sulla sua attività di salvataggio degli ebrei: «Se tu avessi visto, come ho visto io in questo carcere, cosa fanno patire agli ebrei, non rimpiangeresti se non di non averne salvati in numero maggiore…».

Il volume riporta a disposizione di tutti, credenti e non credenti, una testimonianza diretta che, nel suo essere pienamente figlia di un’epoca e di una situazione, riesce a mantenere una forza e un’attualità di grande valore. Se, per esempio, Lampronti cita scrittori e studiosi cattolici dell’epoca – quelli che sono stati un riferimento anche per Focherini –, non di meno mostra una concezione sorprendentemente moderna della santità, che è convinto di aver incontrato nel suo amico e collega Odoardo descrivendolo già come beato, martire della carità, quasi un «santo della porta accanto». Una “profezia” scritta nel 1948 e divenuta realtà nel giugno 2013, nella piazza dei Martiri di Carpi.

Scrive a proposito Lampronti: «Vivo tra noi ci dette il sentore di queste sue grazie particolari. Una concezione errata della santità ci propende a ritenere che i santi anche su questa terra siano costantemente con gli occhi rivolti al cielo, circonfusi di un’aureola luminosa, odorosi di rose o di viole. Pensiamo di vederli come di poi la pietà li dipinge sugli altari. Non riusciamo a comprendere come un santo possa essersi assiso alla nostra mensa, a mangiare gagliardamente e gagliardamente bere, parlando di cose futili, celiando, giocando con i bambini, dormendo poi sotto il nostro tetto come un qualsiasi altro mortale. Dimenticando nella nostra miseria che la Chiesa ha il mandato divino di fare di ogni uomo un cristiano e di ogni cristiano un santo e che quindi è più che naturale che se un uomo come Odoardo Focherini prende sul serio la sua dignità di cristiano, cammina naturalmente sulla via della santità».

Intervista

Da: https://azionecattolica.it/e-fummo-una-nelle-braccia-dell-altro

di Silvio Mengotto* – Maria Peri, sposata con due figli e nipote del beato Odoardo Focherini e di Maria Marchesi, è una storica contemporanea, specializzata nel periodo del fascismo e delle deportazioni, e laureata in Scienze religiose. Dal 2012 insegna religione e da oltre 20 anni si prende cura della memoria e della divulgazione della figura del nonno, attraverso incontri e pubblicazioni. Da qualche giorno ha pubblicato Maria Marchesi, per la collana “Testimoni” dell’Editrice Ave.
«Ricordo mia nonna anziana – dice Maria Peri – e malata. Volevo riscoprirla, capire di chi si era innamorata». In questo cammino nella memoria, Maria Peri ha consultato le numerose carte conservate nell’archivio di Odoardo Focherini. Tra queste i «bellissimi biglietti – continua Maria Peri – ricevuti in occasione del loro matrimonio, lettere di parenti, amici e l’Azione cattolica che ringrazia, tutte le associazioni di cui facevano parte. I biglietti ricevuti nell’occasione della nascita dei figli, quelli delle condoglianze per i lutti. Le condoglianze per la morte di Odoardo Focherini e l’anno successivo di un figlio. Sono testimonianze di chi guardava con gli occhi della contemporaneità che io non potevo aver avuto. Un’amica ha definito mia nonna “la donna del Vangelo” un’espressione che mi è rimasta nel cuore».

Nella ricostruzione biografica della nonna sono emersi aspetti particolari?
«Ho ricostruito la sua biografia soprattutto nel suo lungo periodo di vedovanza (45 anni) dedicata ai figli e alla memoria del marito. Ho preso in mano sia gli scritti ad amici e parenti, ma soprattutto le 22 lettere che Odoardo non ha ricevuto. La corrispondenza tra Maria ed Odoardo era molto ricca. Odoardo scrive 166 lettere e, lo si capisce dalle stesse lettere, sappiamo che Maria scriveva spesso. Lui riceve tante lettere da Maria ma non tutte perché 22 tornarono al mittente. Anche con queste lettere, tra le tante, ho provato a ricostruire la biografia di Maria, incastrandole in base a ciò che scrive Odoardo in quel periodo. Per esempio si sta organizzando la comunione e la cresima di un figlio e Odoardo scrive “vorrei esserci”, di rimando la moglie dice “vorrei tanto che tu ci fossi”. Ne è risultato una sorta di dialogo molto realistico».

Testo completo in: https://azionecattolica.it/e-fummo-una-nelle-braccia-dell-altro