Giornata delle Comunicazioni Sociali

Da: https://www.farodiroma.it/la-giornata-delle-comunicazioni-sociali-zuppi-raccontare-i-sofferenti-e-i-bisognosi-con-storie-e-testimonianze-di-vita-e-di-speranza/

Zuppi: raccontare i sofferenti e i bisognosi, con storie e testimonianze di vita e di speranza

«L’esperienza che abbiamo vissuto in questo difficile momento ha reso ancor più evidente quanto la comunicazione sia un servizio, anche di carità, che ha permesso alle persone di connettersi e rimanere unite, pure attraverso le notizie che oltre a diffondere i dati del contagio, le paure e il dolore delle vittime e dei familiari, la necessità di limitazioni e prudenze, hanno fatto conoscere la grande attenzione messa in campo verso i sofferenti, i bisognosi, con storie e testimonianze di vita e di speranza». Alla vigilia della Giornata delle Comunicazioni Sociali, il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, ha espresso sul sito della diocesi la sua gratitudine a tutti i vari media e agli operatori della comunicazione che, in questi mesi di isolamento per l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia da coronavirus, hanno offerto un importante servizio di informazione e di collegamento.

In merito alle numerose dirette televisive, alle messe, ai rosari e ai momenti di preghiera trasmessi in tv, radio e streaming, e alla creatività espressa dalle parrocchie e dai sacerdoti, specialmente nel periodo della Settimana Santa, della Pasqua e della visita della Madonna di San Luca, il cardinale Zuppi ha poi aggiunto: «Questa Giornata offre l’occasione per esprimere gratitudine e riconoscenza a quanti si sono concretamente adoperati per informare, per trasmettere, mettendo a disposizione tempo e professionalità, anche rischiando, in un contesto difficile. Si sono potute custodire e ampliare le relazioni sociali, rimanendo vicini, sia pure distanti, attraverso la rete dei media. Un particolare ringraziamento anche per aver permesso di dare voce alla Chiesa in un tempo di isolamento, senza la partecipazione del popolo alle messe e ai riti. Ringrazio tutte le testate e le emittenti, giornali, tv pubblica e private, radio, agenzie online, giornalisti, tecnici, operatori, volontari, che in un grande sforzo hanno dato prova di generosa responsabilità e prossimità».

Ricordando anche quanto richiamato dal Concilio Vaticano con il documento “Inter Mirifica”, e due importanti pionieri della comunicazione della nostra regione, il beato Odoardo Focherini e don Francesco Ricci, Zuppi ha infine sottolineato che «da questa esperienza anche la Chiesa esce più coinvolta nel mondo della comunicazione a livello di parrocchie, zone e Arcidiocesi. È sempre più evidente che questo non è un settore riservato a specialisti ma un ambiente da vivere e abitare, una dimensione ordinaria della pastorale dove si annuncia e si comunica il messaggio della Chiesa all’uomo di oggi. Un ringraziamento va anche all’Ufficio Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Bologna e a quello della Ceer per il lavoro di collegamento, al settimanale Bologna Sette, alla rubrica televisiva 12Porte, ai canali social e al rinnovato sito www.chiesadibologna.it».

L’arcivescovo di Bologna durante la messa che celebrerà domani, domenica 24 maggio alle ore 10.30 in Cattedrale, in occasione dell’ultimo giorno di permanenza dell’Immagine della Beata Vergine di San Luca, ringrazierà pubbicamente tutti i media e gli operatori della comunicazione che hanno offerto un importante servizio.

Nuovo annuncio

Da: https://www.facebook.com/sindacoAlbertoBellelli

L’Amore non sarà mai virtuale, non sarà mai un algoritmo, ci hanno provato, ma non ci sono riusciti” Cardinale Matteo Maria Zuppi in occasione della Celebrazione di San Bernardino da Siena, Patrono di Carpi.

È stato emozionante tornare in Cattedrale, l’ultima volta ci ero stato in occasione della Santa Messa in suffragio delle vittime del Covid. In quell’occasione il Duomo era deserto, i banchi vuoti e l’eco della navate era cupo e triste. Stasera tanti cittadini, composti, distanti e con tutte le precauzioni hanno riempito Santa Maria Assunta, felici di rivedersi anche se nascosti dalla mascherina. Ed in quel clima rispettoso ma felice, ho lanciato assume alla Diocesi, il percorso che ci porterà ad avere un monumento dedicato al Beato Odoardo Focherini, Medaglia d’Oro al Valor Civile e Giusto tra le Nazioni per il popolo ebraico. A 75 anni dalla sua morte, in un momento storico come quello attuale, dove l’urgenza è quella di ricostruire, non dobbiamo dimenticare da dove viene la nostra forza di Comunità ed il nostro cuore saldo.

La reliquia del beato
Il cardinale Matteo Zuppi durante la celebrazione
Il sindaco di Carpi annuncia il monumento per il beato

20 maggio patrono di Carpi

Da: https://www.facebook.com/diocesidicarpi

La fede nuziale del beato Odoardo Focherini, sua reliquia

Mercoledì 20 maggio, festa di San Bernardino da Siena, Patrono della Città e della Diocesi di Carpi

Si celebra mercoledì, 20 maggio, la festa di San Bernardino da Siena, Patrono della città e diocesi di Carpi. In Cattedrale previste tre messe: alle 9, alle 11, e alle 20.30 il Pontificale presieduto dal cardinale Matteo Zuppi. Esposte alla venerazione del popolo le reliquie di San Bernardino da Siena e del beato Odoardo Focherini.

Mercoledì 20 maggio la Città e la Diocesi di Carpi festeggiano il Patrono San Bernardino da Siena. Quest’anno a causa delle limitazioni per il controllo dell’epidemia covid-19 il programma delle celebrazioni si limita alla sola giornata del 20 maggio. In Cattedrale saranno celebrate tre messe per consentire a tutti i fedeli che lo desiderano di poter partecipare seppur nei limiti numerici consentiti (massimo 200): alle ore 9, la messa a cura della Parrocchia; alle ore 11, sarà il Vicario generale, monsignor Ermenegildo Manicardi a presiedere la seconda messa; infine alle 20.30, il Pontificale del Patrono sarà presieduto dal Cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, alla presenza delle autorità cittadine (Diretta su TVQUI canale 19 del digitale terrestre- streaming su tvqui.it). I fedeli potranno partecipare alle celebrazioni nel rispetto dei limiti e delle norme previste dalla Diocesi in base al Protocollo firmato da Cei e Governo. Nella stessa giornata, dalle 12 alle 18.30, saranno esposte alla venerazione del popolo le reliquie di San Bernardino da Siena e del Beato Odoardo Focherini nel ricordo del 75° anniversario del martirio. Inoltre, per tutto il giorno saranno disponibili sacerdoti per accostarsi al sacramento della Riconciliazione.

Monsignor Erio Castellucci, Amministratore Apostolico Diocesi di Carpi “Sei secoli fa San Bernardino da Siena percorreva le nostre terre, seminando abbondantemente il Vangelo. La sua fama di predicatore era così diffusa, che il solo annuncio della sua presenza riempiva le piazze. Mise tutto se stesso al servizio del ‘Nome di Gesù’, parlando da uomo studioso e colto sia al cuore sia alla mente. Oggi non possiamo ancora radunarci nelle piazze, ma possiamo lasciarci conquistare dal ‘Nome’ di Gesù, che racchiude la parola ‘salvezza’. Abbiamo scoperto in questi mesi, se mai ce ne fossimo dimenticati, che siamo fragili, esposti, poveri. Ci eravamo illusi di essere inattaccabili, di tenere in mano la nostra sorte; il virus ci ha dimostrato che, come dicono i Salmi, siamo come il fiore e come l’erba del campo. Abbiamo bisogno di salvezza, di un senso nella vita, di persone che testimoniano la dedizione al prossimo e la fiducia in Dio. San Bernardino è più che mai attuale, con il suo invito ‘di piazza’, cioè a tutti i cittadini, a ritrovare il bisogno di essere salvati e la via del Salvatore”.

Alberto Bellelli, Sindaco di Carpi“In questo periodo così difficile e strano, vediamo cambiare non solo le nostre abitudini ma anche quelli che erano i nostri programmi, come è accaduto per la Festa del Patrono. Un calendario dunque ridotto ma non per questo meno importante. Inoltre non mancheranno momenti di riflessione su quello che sarà il Patrono 2021. L’importante, in questa crisi, è restare uniti come comunità”. Paolo Leporati, presidente del Comitato Festa del Patrono “Tutto il calendario di eventi è stato sospeso. Avevamo organizzato un format sulla base degli ultimi due anni, ma arricchito di interessanti novità. Siamo ovviamente dispiaciuti, però al tempo stesso siamo già pronti per realizzare un programma ancora più ricco per il Patrono 2021”. Don Luca Baraldi, co-presidente del Comitato culturale diocesano “Le tre messe previste per il giorno del Patrono rappresentano un modo per esprimere la nostra Fede e la nostra speranza. Durante la celebrazione delle 11 e delle 20.30 saranno infatti battezzati due adulti e una bambina nata durante la pandemia. Abbiamo vissuto le fatiche, le solitudini e anche la morte, ma la vita c’è ed è abitata dalla Grazia di Dio. Ciò è alla base della Santità, come hanno dimostrato San Bernardino da Siena e il Beato Odoardo Focherini”.

Puntata d’archivio

Dopo la posa della Pietra d’inciampo a Mirandola il 16 gennaio 2019, la locale scuola secondaria di primo grado “M. Montanari” ha rielaborato la storia e gli scritti del beato attraverso la realtà aumentata, in particolare dal minuto 11 e 30″.

Dalla puntata di “Detto fra noi” del 14 marzo 2019.

Non per odio ma per amore

Da: https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/non-per-odio-ma-per-amore

Caro direttore,
«In vita mia non ho mai odiato nessuno, nemmeno tra quanti ho combattuto nella Resistenza, alla quale avevo aderito non per odio ma per amore» (Benigno Zaccagnini). «Ero impegnato in parrocchia, a lungo educato dal nostro parroco al valore dell’amore del prossimo. Di politica sapevo poco. Conoscevo però il comandamento dell’amore» (Ermanno Gorrieri).

«Ero una ragazza dell’Azione Cattolica di nemmeno sedici anni. Vedendo quelle persone impiccate nella piazza del mio paese, ho deciso di prendere la bicicletta e raggiungere mio padre e i miei amici alla macchia» (Tina Anselmi). Quanti giovani cattolici, dopo il radiomessaggio di Pio XII del Natale 1943, presero la decisione di unirsi ai combattenti comunisti, socialisti, liberali, azionisti e monarchici, per combattere l’occupante nazista e il suo alleato fascista.

Superando anche dubbi laceranti sull’uso delle armi. Alcuni scelsero addirittura di farlo senza armi: non fu una scelta di comodo perché comunque partecipavano a tutte le azioni, correndo i rischi degli altri combattenti e qualcuno in più, proprio perché erano disarmati. Tra loro tre futuri padri costituenti, Giuseppe Dossetti, Pasquale Marconi e Benigno Zaccagnini stesso, che nella fondina al posto della rivoltella teneva il rosario.

E poi i tanti sacerdoti che nascondevano nelle canoniche i ribelli («ribelli per amore», come si dice nella preghiera di Teresio Olivelli e Carlo Bianchi), o i monasteri femminili che i ribelli sfamavano, curavano e proteggevano. Poi gli scout delle “Aquile Randagie”, il primo raggruppamento cattolico di ragazzi “apoti” nato già nel 1928. E i giovani cattolici siciliani che, potendosene stare tranquillamente in una terra già liberata, vollero combattere per liberare l’Italia del nord occupata, come i fratelli Di Dio, che diedero la vita, il mitico capitano Morello (Giuseppe Burtone), Giovanni Rocchetti e tanti altri.

Anche se, va detto, la maggior parte dei giovani cattolici combatté fianco a fianco con chi credente non era, nelle brigate Fiamme Verdi, o della Libertà o Garibaldine. Ma sempre con tormento interiore per l’uso della violenza, ritenuta inevitabile, ma anche proporzionabile alla sola misura necessaria alla difesa. «Quando si doveva compiere un’azione, la nostra preoccupazione era sempre per i civili che potevano incolpevolmente diventare bersaglio della rappresaglia nazista» (Ermanno Gorrieri).

Tutto ciò non ha impedito ad alcuni di loro di diventare comandanti generali, distintisi per grande spessore politico e ardimento militare, in cui si riconosceva l’intero movimento partigiano, come Enrico Mattei, Paolo Emilio Taviani, Domenico Sartor, Gorrieri stesso e tanti altri. Così come non si può tacere la testimonianza di vero eroismo di tanti laici e sacerdoti deportati e sacrificati nei lager, fra tutti ricordiamo due che la Chiesa ha voluto beatificare: Odoardo Focherini e Teresio Olivelli, entrambi passati dal Campo di Fossoli.

La maggior parte, però, combatté con diligenza, lealtà e distacco personale, nei “ranghi” anonimi del movimento resistenziale. In silenzio, senza cercare, una volta conquistata la libertà e la democrazia, riconoscimenti, onori e favori, semplicemente appagata di aver adempiuto a un dovere e a una testimonianza. Va aggiunto, peraltro, che l’apporto più importante dei resistenti cattolici fu di natura squisitamente politica e riguardava la delineazione di un orizzonte che andasse oltre la guerra. Gestire il presente pensando al futuro. E dal futuro trarre la forza e la speranza per uscire dal presente. Con la certezza che ci sarebbe stato un dopo, un domani che sarebbe stato così come era stato pensato e costruito.

Qualcuno, in questo tempo di lutti e sofferenze per la pandemia da Convid–19, ha tentato di ipotizzare un paragone con la guerra e con la lotta di liberazione. No, la pandemia è una malattia che va semplicemente curata, visto che l’umanità non è stata in grado di prevenirla. Un nemico, se vogliamo chiamare in questo modo il virus, non di fronte a noi ma dentro di noi. Gli unici intrecci con il 25 aprile che mi vengono alla mente sono, da un lato la triste constatazione che questa malattia si sta portando via gran parte degli ultimi testimoni di quel lontano giorno di settantacinque anni fa e che ancor più ora tocca alle nuove generazione di essere testimoni dei testimoni, e dall’altro il dovere di non disperare mai, anzi di sperare e continuare a chiedere alla sentinella di cui parla Isaia “quanto resta della notte?”, sapendo che dopo la notte “viene il mattino e poi anche la notte”.

Di farlo possibilmente con lo spirito con cui don Zeno Saltini all’indomani della guerra entrò nel Campo di Fossoli, con un esercito di decine e decine di ragazzi orfani divenuti orfani in quella stagione, abbattendo muri e fili spinati e portando serenità e voglia di vivere laddove c’erano stati dolore e morte. Dopo la pandemia, come ha detto Gino Strada ad “Avvenire”, «mai più il mondo di prima». Ma dovremo lavorare sodo. E crederci.

Pierluigi CastagnettiPresidente della Fondazione Fossoli

25 aprile 2020

75° della Liberazione a Carpi

Inaugurazione della lapide dedicata a Focherini in corso Alberto Pio, gennaio 1956

La celebrazione del 75° anniversario della Liberazione a Carpi si terrà sabato 25 aprile a partire dalle ore 10.

Ovviamente con la sola presenza delle Autorità cittadine la cerimonia consta di due momenti. Il primo in Corso A. Pio all’altezza dell’abitazione di Odoardo Focherini, ove è collocata una targa alla memoria, ci sarà la preghiera in ricordo delle vittime officiata dal vicario generale monsignor Ermenegildo Manicardi, e successivamente il corteo guidato dal sindaco Alberto Bellelli si trasferirà in Piazza Martiri per l’omaggio alla lapide posta a ricordo delle 16 vittime della rappresaglia nazifascista.

https://www.comune.carpi.mo.it/comunicazione/comunicati-stampa-carpi/10857-affari-istituzionali/87793-sindaco-e-anpi-in-piazza-nel-75-della-liberazione