www.OdoardoFocherini.it, Giusto e Beato
23Nov/170

150 anni di Azione Cattolica

Andrà in onda  su Rai Storia (ch 54 del digitale terrestre) il documentario dedicato ai 150 anni di Azione Cattolica:

- venerdì 24 novembre alle ore 22:11

- sabato 25 novembre alle ore 10:40

- domenica 26 novembre alle ore 07:26 e 17:58

Sarà ricordata anche la figura del beato Odoardo Focherini

Presentazione su:  https://www.avvenire.it/multimedia/pagine/azione-cattolica-una-storia-che-continua?utm_content=buffer4c0d8&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer

Promo: https://www.youtube.com/watch?v=fM7huc36vek
Promo 2: https://www.youtube.com/watch?v=a5x8VfMG43E

 

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19Nov/170

Bigliografia aggiornata

Bibliografia aggiornata

Bibliografia 2017

Saremo lieti di ricevere indicazioni e informazioni

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15Nov/170

“Io qui sottoscritto” a Genova

Si intitola “Io qui sottoscritto. Testamenti di grandi italiani” ed è promossa dal Consiglio Nazionale del Notariato, dalla Fondazione Italiana del Notariato e dal Consiglio Notarile di Genova e Chiavari, la mostra che intende raccontare i volti umani di personaggi noti attraverso un itinerario inedito: la lettura del loro testamento. Ogni testo rivela non solo la situazione familiare ed economica, ma soprattutto l’animo, le scelte morali, civili, le propensioni e il carattere dell’autore, regalando ai visitatori una piacevole ed esclusiva opportunità di approfondimento.

Nella Sala Liguria di Palazzo Ducale sarà possibile visionare i testamenti dei grandi italiani, come Alessandro Manzoni, Gioachino Belli, Alfonso La Marmora, Giuseppe Garibaldi, Camillo Benso conte di Cavour, Giuseppe Verdi, Giuseppe Zanardelli, Giovanni Verga, Antonio Fogazzaro, Eduardo Scarpetta, Giovanni Pascoli, Gabriele D’Annunzio, Giovanni Agnelli Senior, Luigi Pirandello, Grazia Deledda, Enrico Caruso, Lina Cavalieri, Guglielmo Marconi, Enrico De Nicola, Alcide De Gasperi, Papa Giovanni XXIII, Ettore Petrolini, Papa Paolo VI, Enzo Ferrari, Odoardo Focherini e Giorgio Ambrosoli.

continua su: https://www.fanpage.it/a-genova-la-mostra-io-qui-sottoscritto-con-i-testamenti-dei-grandi-italiani/
http://www.fanpage.it/

https://video.repubblica.it/edizione/genova/da-garibaldi-a-marconi-e-colombo-i-testamenti-dei-grandi-italiani-in-mostra/289665/290284?video

 

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17Ott/170

Avvenire 13 ottobre

Di Elio Guerriero

Odoardo Focherini, Teresio Olivelli, Anna Maria Enriques Agnoletti: 3 laici eccezionali che durante la seconda guerra mondiale hanno ritenuto la loro vita meno importante della coerenza al Vangelo

Odoardo Focherini era un laico, sposato con Maria Marchesi, e aveva 7 figli. Come amministratore del quotidiano cattolico L’Avvenire d’Italia, godeva di buona reputazione e aveva ottime prospettive per il futuro. A tutto questo rinunciò quando decise di prodigarsi attivamente a favore degli ebrei. Odoardo, familiarmente chiamato Odo, era nato a Carpi nel 1907 da genitori di origine trentina. Due sacerdoti furono importanti negli anni della sua giovinezza: don Armando Benatti si occupò della sua formazione religiosa e culturale; e don Zeno Saltini, il futuro fondatore di Nomadelfia, gli inculcò l’interesse per la vita pubblica e sociale. Tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta l’Azione Cattolica divenne una realtà importante nella società italiana. Quasi naturalmente Odoardo ne entrò a far parte, e ben presto ricoprì incarichi di prestigio. Nel 1928 divenne membro della giunta diocesana, nel 1936 venne eletto presidente dell’Azione Cattolica della diocesi di Carpi. Come già ricordato, nel 1939, allo scoppio della guerra, venne chiamato all’Avvenire d’Italia come amministratore. In breve diventò l’uomo di fiducia del direttore, Raimondo Manzini, che a lui si rivolgeva per le questioni più delicate.

Nel 1942 arrivò a Genova un gruppo di Ebrei. Il vescovo della città ligure, il cardinale Pietro Boetto, li indirizzò a Bologna pregando Manzini di occuparsene. A sua volta il direttore affidò l’incarico a Focherini che da questo momento divenne il punto di riferimento imprescindibile per gli ebrei di passaggio a Bologna. In collaborazione con don Dante Sala, un sacerdote di grande spiritualità, Odo organizzava il viaggio fino a Cernobbio, sul Lago di Como: da qui gli ebrei potevano varcare il vicino confine con la Svizzera. In questo modo più di cento ebrei ebbero salva la vita. L’11 marzo del 1944 l’amministratore dell’Avvenire era in visita presso l’Ospedale Ramazzini di Carpi per concertare la fuga di Enrico Donati. Qui venne raggiunto dal reggente del fascio di Carpi che gli intimò di seguirlo con urgenza a Modena, dove gli venne comunicato che era in stato di arresto. Da qui fu trasferito in carcere a Bologna. Al cognato che nel corso di una visita gli chiedeva se era pentito dell’aiuto prestato agli ebrei rispose: «Se tu avessi visto, come ho visto io in questo carcere, come trattano gli ebrei qui dentro, saresti pentito solo di non averne salvati di più». Dal carcere venne poi trasferito al campo di concentramento di Fossoli. Era l’inizio del suo lungo pellegrinaggio nell’abisso dei lager: la tappa successiva fu Gries (Bolzano), poi Flossenburg, nella Baviera Orientale, e infine Hersbruck. Morì il 27 dicembre del 1944. L’amico Teresio Olivelli raccolse e riuscì a far giungere alla famiglia le sue ultime parole: «I miei figli... voglio prima vederli... Tuttavia, accetta, o Signore, anche questo sacrificio e custodiscili tu... Vi prego riferire a mia moglie che le sono rimasto sempre fedele, l’ho sempre pensata, e sempre intensamente amata». Con la sua abilità Odo riuscì a far giungere a casa 166 lettere che sono un monumento reso all’amore per la famiglia. Riconosciuto come giusto tra le nazioni già nel 1969, Odoardo Focherini è stato proclamato beato nel 2013.

Articolo integrale:  https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/la-resistenza-delle-coscienze-per-non-tradire-il-prossimo

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9Lug/170

12 luglio

Oggi si è celebrato il 73° anniversario della strage di Cibeno.

Un'importante occasione di riflessione, memoria viva e incontro.

Fra le cose importanti dette, su tutte, riportiamo questa:

Pietro Benedetti
11 aprile 1944

Ai miei cari figli, quando voi potrete forse leggere questo doloroso foglio, miei cari e amati figli, forse io non sarò più fra i vivi. Questa mattina alle 7 mentre mi trovavo ancora a letto sentii chiamare il mio nome. Mi alzai subito. Una guardia aprì la porta della mia cella e mi disse di scendere che ero atteso sotto. Discesi, trovai un poliziotto che mi attendeva, mi prese su di una macchina e mi accompagnò al Tribunale di Guerra di Via Lucullo n. 16. Conoscevo già quella triste casa per
aver avuto un altro processo il 29 febbraio scorso quando fui condannato a 15 anni di prigione. Ma questa condanna non soddisfece abbastanza il comando tedesco il quale mandò l’ordine di rifare il processo. Così il processo, se tale possiamo chiamarlo, ebbe luogo in dieci minuti e finì con la mia condanna alla fucilazione.
Il giorno stesso ho fatto la domanda di grazia, seppure con repulsione verso questo straniero oppressore. Tale suprema inuncia alla mia fierezza offro in questo momento d’addio alla vostra povera mamma e a voi, miei cari disgraziati figli.

Amatevi l’un l’altro, miei cari, amate vostra madre e fate in modo che il vostro amore compensi la mia mancanza.
Amate lo studio e il lavoro. Una vita onesta è il migliore ornamento di chi vive.
Dell’amore per l’umanità fate una religione e siate sempre solleciti verso il bisogno e le sofferenze dei vostri simili.
Amate la libertà e ricordate che questo bene deve essere pagato con continui sacrifici e qualche volta con la vita.
Una vita in schiavitù è meglio non viverla.
Amate la madrepatria, ma ricordate che la patria vera è il mondo e, ovunque vi sono vostri simili, quelli sono i vostri fratelli.
Siate umili e disdegnate l’orgoglio; questa fu la religione che seguii nella vita.
Forse, se tale è il mio destino, potrò sopravvivere a questa prova; ma se così non può essere io muoio nella certezza che la primavera che tanto io ho atteso brillerà presto anche per voi.
E questa speranza mi dà la forza di affrontare serenamente la morte.

 

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6Lug/170

Teresio Olivelli beato il 3 febbraio 2018

Teresio Olivelli sara' beato il 3 febbraio a Vigevano

A 102 anni dalla nascita, nella diocesi di Vigevano che lo vide crescere e temprarsi come cristiano, Teresio Olivelli salirà ufficialmente all’onore degli altari. La Messa di beatificazione, come reso noto ieri, si terrà infatti nella città pavese il prossimo 3 febbraio. Lo scorso 17 giugno era stato promulgato il decreto della Congregazione per le cause dei santi che riconosceva la sua morte come martirio: fu ucciso il 17 gennaio 1945 mentre cercava di proteggere da un pestaggio un compagno di baracca ucraino, nel lager di Hersbruck, vicino a Norimberga. Era stato deportato nel campo di concentramento dopo l’arresto a Milano, nell’aprile del 1944, per la sua militanza nella Resistenza cattolica, nelle Fiamme Verdi.

La vicenda di Olivelli, che la causa di beatificazione ha contribuito a far conoscere più diffusamente, è paradigmatica di quelle che furono le aspirazioni e i sogni di una generazione travolta dalla tragedia della guerra. E la sua figura, che per diversi tratti ricorda quella del beato Pier Giorgio Frassati, si colloca tra le più luminose della gioventù cattolica italiana della prima metà del ’900. Olivelli nasce a Bellagio (Como) il 7 gennaio 1916, ma la sua famiglia si trasferisce presto nei luoghi di origine, in Lomellina, prima a Zeme poi a Mortara. Profonda è l’influenza su di lui di uno zio sacerdote, monsi- gnor Rocco Invernizzi.

Nel 1938 si laurea in giurisprudenza a Pavia, dove a soli 27 anni è rettore del Collegio universitario Ghisleri. Diviene assistente di diritto amministrativo all’Università di Torino e nel 1939 vince a Trieste la prestigiosa competizione dei Littoriali. Tutto lascia intravedere una brillante carriera accademica o professionale di un giovane che è anche fortemente impegnato nell’Azione cattolica, nella Fuci e nella società San Vincenzo de Paoli, visitando e accudendo i malati tubercolotici terminali. Nel 1942 parte volontario per la campagna di Russia come sottotenente della Divisione Tridentina. Sopravvissuto alla disfatta, al ritorno, dopo l’armistizio del 1943, aderisce alla Fiamme Verdi.

Nel marzo 1944 è fra i promotori del giornale clandestino Il Ribelle, e sui Quaderni del Ribelle esce la sua famosa preghiera «Signore facci liberi». Una militanza clandestina che termina con l’arresto a Milano, dove viene torturato e poi deportato in Germania. Nei lager di Flossenburg e di Hersbruck dà prova di una carità eroica assistendo i compagni prigionieri. «Una personalità cristiana spiccata e solida – ha detto di lui il postulatore della causa di beatificazione, monsignor Paolo Rizzi, in occasione dell’annuncio del rito del prossimo 3 febbraio – un confessore martire della coscienza morale cristiana, caratterizzato da un amore assoluto per la verità e la giustizia; un testimone autorevole dell’impegno dei cattolici italiani nella società.

La sua beatificazione arriva in un momento importante e appropriato, quando i cattolici italiani hanno bisogno di ritrovare le loro migliori radici anche sul versante della testimonianza nel sociale ». Per il vescovo di Vigevano, Maurizio Gervasoni, «la figura di Teresio Olivelli appare come costante e forte testimonianza della fede in Gesù Cristo, incarnata in opere di carità e di servizio soprattutto ai deboli e alle vittime della violenza e dell’odio. Teresio Olivelli è per questo proposto come esempio di autentico cristiano, che ha anteposto il Vangelo ad ogni ideologia, che è stato discepolo innamorato di Cristo ed apostolo appassionato della Chiesa. Un fedele laico, socio di Azione cattolica e della Fuci, la cui fede rigetta qualsiasi forma di male e di violenza».

Da Avvenire:  https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/teresio-olivelli-sar-beato-il-3-febbraio-a-vigevano

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25Giu/170

Da Forlì

Memorie di guerra ... Scelte di Pace

A Carpi sulle tracce del beato Odoardo Focherini

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