www.OdoardoFocherini.it, Giusto e Beato
19Mag/190

Cattolici e Resistenza

Cattolici e Resistenza: Giorgio Vecchio, “non dimentichiamo don Leoni, uno dei primi martiri dopo l’8 settembre ’43”

 

“A proposito di cattolici e resistenza a lungo si è ondeggiato tra la geografia e l’apologetica, da una parte, e dalla rimozione, dall’altra. Spesso la rimozione è stata sia da parte della sinistra per lo più comunista, sia da parte della stessa Chiesa e da parte del mondo cattolico”. Lo ha detto questa mattina Giorgio Vecchio, docente di Storia contemporanea dell’Università di Parma, nel suo lungo intervento durante la giornata di studio dal titolo “Cattolici nella Resistenza” a Reggio, promossa dall’Università di Modena e Reggio insieme a Istituto Alcide Cervi, Istituto nazionale Ferruccio Parri e Fondazione Fossoli.
Non semplice, a detta di Vecchio, è sapere oggi quanti sono stati i sacerdoti che hanno preso parte effettivamente alla Resistenza e siano stati uccisi in quegli anni. “Gli elenchi dei preti morti infatti sono aggregati, tra quanti uccisi dai nazisti, dai fascisti, dai partigiani, quanti sono morti sotto le bombe o al fronte”. Strumento utile ma non esaustivo “è quello di guardare alla motivazioni di chi è stato beatificato. Penso a Odoardo Focherini, don Secondo Pollo e Teresio Olivelli uccisi in odium fidei, ovvero per colpire la loro fede cattolica”.
Vecchio ha poi citato alcuni casi di martiri di parte cattolica: “I primi sono caratterizzati dall’aspetto caritativo, un atteggiamento pre-politico o meta-politico, subito dopo l’8 settembre ’43, come don Eugenio Leoni a Mantova ucciso perché si rifiutava di collaborare a una indagine delle SS”. E a proposito della “Resistenza disarmata”, Vecchio ha posto l’accento sull’ambito femminile del mondo cattolico in particolare citando le “Massimille” – da Massimilla, figlia di sant’Andrea Apostolo che andava a confortare il padre in carcere -, “ragazze universitarie di Brescia che organizzavano una rete di soccorso per gli antifascisti incarcerati per portare loro viveri ma anche per scambiare informazioni”.

 

Cattolici e Resistenza: Vecchio (storico), “non dimentichiamo don Leoni, uno dei primi martiri dopo l’8 settembre ’43”

Cattolici e Resistenza: il ricordo di sacerdoti e laici che hanno partecipato alla Liberazione

 

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14Mag/190

Memoria Liturgica

Momenti di preghiera nel giorno della Memoria Liturgica del beato:

Ore 8.30 - Carpi, Cittadella della carità “Odoardo e Maria Focherini” – Via O. Vecchi, 38

Ufficio delle letture e Lodi  mattutine

A cura della Caritas diocesana

Ore 19.oo - Carpi, Chiesa dell’Adorazione

Santa Messa nella Memoria liturgica del Beato

Presieduta da don Riccardo Paltrinieri,
Rettore del Seminario Vescovile e Assistente Giovani di Azione Cattolica

 

 

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6Mag/190

Testimoni della Luce

Sul settimanale della diocesi di Reggio Emilia "La Libertà" viene presentata la mostra che sarà inaugurata il prossimo 11 maggio alle ore 16.00 in Cattedrale

Tra le figure presentate anche quella di Maria Marchesi, moglie del beato Odoardo Focherini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

05-11 pagina La Libertà I

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28Apr/190

Maria Marchesi

Lunedì 6 maggio, a Concordia sulla Secchia, alle ore 21.00, serata dedicata  Maria Marchesi

Attraverso gli scritti e le lettere ripercorreremo di una donna, moglie e madre, le cui certezze furono messe a dura prova

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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15Apr/190

In memoria di Luisa Modena

Odoardo Focherini e la sua rete di salvataggio saranno ricordati il prossimo 28 aprile a Modena, all'interno dell'iniziativa organizzata per commemorare il primo anniversario della scomparsa di Luisa Modena

Programma dell'evento:

Anna Festi (Biblioteca della Fondazione S. Carlo), Un ricordo di Luisa Modena Marini
Mauro Perani (Professore Ordinario di Ebraico presso il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna, a Ravenna), Le pergamene ebraiche ritrovate a Modena nel contesto della comunità israelitica locale fra XV e XVII secolo
Fulvio Diego Papouchado (Archivio di Stato, Bologna) e Gianni Braglia (Associazione Terra e Identità, Modena), Gli Ebrei a Modena sotto gli Estensi
Eugenio Salmi (architetto), Il ghetto di Modena
Nunzia Manicardi (scrittrice, saggista, giornalista), Le leggi razziste del '38 e la figura di Angelo Fortunato Formiggini
Maria Peri (insegnante, saggista), Le persecuzioni nazi-fasciste e l'operato di un Giusto tra le Genti, Odoardo Focherini

Teatro Fondazione San Carlo, ore 15.00

04-28 programma convegno

 

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4Apr/190

Dire giovani

BOLOGNA – Una lezione sull’importanza della volontà individuale e della responsabilità di ognuno per combattere il razzismo. Questo il tema dell’incontro che si è svolto al liceo ‘Fermi’ di Bologna all’interno del progetto ‘Più uguali che diversi’ con un’ospite d’eccezione, Maria Peri, nipote di Odoardo Focherini, uno dei Giusti tra le Nazioni, coloro che aiutarono gli ebrei a fuggire durante le deportazioni nazifasciste.

Protagoniste dell’incontro sono state le storie di queste donne e uomini che hanno anteposto l’umanità e la solidarietà all’indifferenza, andando contro le leggi pur di salvare i loro simili, fino a perdere la vita nei campi di concentramento. Storie che diventano attuali se paragonate al contesto storico contemporaneo, alla fuga dalla guerra e dalle persecuzioni, ai rifugiati, al pericolo delle traversate, alla clandestinità, tutti elementi che hanno fatto da filo conduttore durante l’incontro.

Odoardo Focherini, che fu giornalista e amministratore dell’Avvenire e presidente dell’Azione Cattolica di Carpi, oltre che ‘Giusto tra le Nazioni’ è stato proclamato beato dalla Chiesa cattolica per aver aiutato un centinaio di ebrei a fuggire clandestinamente in Svizzera. Focherini operò con l’aiuto della moglie e di Don Dante Sala.

Tante le domande degli studenti, tra cui alcuni sono richiedenti asilo, che hanno ascoltato il racconto di Maria Peri sulla rete di aiuti e sulle vie di fuga che vennero attivate dai cittadini emiliani per salvare gli ebrei che abitavano nei loro paesi. Domande sul passato e sul presente per capire come sì può reagire alla propaganda e alla paura, per conoscere la storia e comprendere il presente.

Al Fermi di Bologna la solidarietà contro l’indifferenza

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5Mar/190

Il Ribelle

3 marzo 1944: 75 anni fa il primo numero del foglio clandestino che da Brescia giungeva in tutto il Nord fornendo un punto di vista cattolico alla Resistenza.
Tra i collaboratori anche il beato ucciso nei lager

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All’inizio del marzo 1944, nel pieno della guerra partigiana, fu pubblicato a stampa a Milano il primo dei ventisei numeri di 'il Ribelle', un foglio sino ad allora diffuso in ciclostile con il titolo 'Brescia libera'. Era nato in quella città pochi mesi prima, tenacemente compilato da un gruppo di patrioti, alcuni dei quali nei mesi della Resistenza furono arrestati: Carlo Bianchi, presidente della Fuci milanese, fucilato a Fossoli il 12 luglio 1944, Franco Rovida, Rolando Petrini e Luigi Monti scomparsi a Mauthausen all’inizio del 1945, e Teresio Olivelli che morirà nel Lager di Hersbruck il 12 gennaio 1945, a causa di percosse infertergli per aver soccorso e difeso un compagno di prigionia. È stato tra i frutti più importanti della stampa clandestina nella Resistenza, un foglio che faceva innervosire gli occupanti tedeschi e i loro complici fascisti. 'Il Ribelle' era una voce dichiaratamente cattolica che non rifiutava la collaborazione degli altri elementi del Comitato di Liberazione Alta Italia, da cui era sostenuto, purché non si inneggiasse alla violenza in sé, alla vendetta e all’odio contro il nemico, ma si tenessero ferme le ragioni morali dell’opposizione all’invasore. Se ne pubblicarono, come s’è detto, ventisei numeri, diffusi in tutta l’Italia del Nord, e accanto a essi dodici 'quaderni' monografici. Uscivano quasi regolarmente - una specie di miracolo, considerando le difficoltà imposte dalla situazione -, fra le dieci e le quindicimila copie, stampate prima a Milano, poi a Lecco, ma datate da Brescia.

L’anniversario dalla fondazione di 'il Ribelle' restituisce la memoria di un periodo drammatico per il nostro Paese quando, dal settembre 1943 all’aprile 1945, la Resistenza popolare impegnò nella repressione una decina di divisioni dell’invasore tedesco e la totalità delle truppe del regime fascista di Salò, al servizio dell’occupante. Ricorda, inoltre, il contributo culturale e di pensiero che alla liberazione è stato offerto dal mondo cattolico, dai suoi caduti, dalla comunità dei credenti che sosteneva i partigiani, dall’opera di quanti soccorrevano i perseguitati. Con figure esemplari di testimoni, come appunto Teresio Olivelli. Non soltanto combattente ma anche 'firma' di 'il Ribelle', al quale ha collaborato nei primi mesi con scritti e pagine che ben rappresentano l’opposizione dei cristiani alle tirannie. Non si tratta di una eccezione culturale: in molti dei ventotto Paesi sotto il tallone nazista cattolici e protestanti conducevano la loro lotta anche per mezzo della stampa, come in Francia con 'Témoignage Chrétien' e in Olanda con 'Il Canzoniere dei pezzenti'; e fiorivano numerose altre iniziative che non lasciavano tranquilli gli invasori. Olivell morirà a Hersbruck quindici giorni dopo aver portato conforto, alla vigilia di Natale del ’44, a un compagno gravemente infermo, Odoardo Focherini, spirato quella stessa sera. Dei due non restano reliquie fisiche: i loro corpi, com’era costume nei Lager, furono inceneriti. Rimane in compenso la commovente icona dell’incontro, in un luogo di disperazione come un campo di concentramento, di due credenti ai quali la Chiesa riconoscerà in seguito il titolo di beati.

Prima di essere arrestato nell’aprile del ’44 Olivelli aveva fatto in tempo a collaborare ai due iniziali numeri di 'il Ribelle' scrivendo, sotto lo pseudonimo di Cursor, una sorta di manifesto del combattente cristiano: «Ribelli: così ci chiamano, così ci vogliamo. Il loro disprezzo è la nostra esaltazione. Il loro 'onorato' servaggio alla legalità straniera fermenta l’aspro sapore della nostra libertà. La loro sospettosa complice viltà conforta la nostra fortezza. Siamo dei ribelli: la nostra è anzitutto una rivolta morale». «Lottiamo – aggiunge – per una più vasta e fraterna solidarietà degli spiriti e del lavoro, nei popoli e fra i popoli, anche quando le scadenze appaiono lontane e i meno tenaci si afflosciano: a denti stretti anche se il successo immediato non conforta il teatro degli uomini, perché siamo consapevoli che la vitalità d’Italia risiede nella nostra costanza, nella nostra volontà di resurrezione, di combattimento, nel nostro amore ». Di 'il Ribelle' una copia veniva regolarmente mandata (quasi una beffa) al commissario capo Ugo Osteria, che la trasmetteva ai comandi tedeschi.

Si trovarono sempre nuovi redattori al posto di quelli arrestati, torturati, uccisi. Nello stesso tempo con i citati 'quaderni' si cercava di impostare in modo razionale una visione politica del futuro, come ad esempio con lo «Schema di discussione di un programma ricostruttivo di ispirazione cristiana», quasi certamente dovuto a Olivelli e dal quale oggi si potrebbe forse imparare qualche cosa per la gestione della politica. Resta, oltre tutto, un documento che fa parte della coscienza morale dell’umanità, La preghiera del ribelle: «Signore che fra gli uomini drizzasti la Tua Croce - così inizia quel celebre testo -, segno di contraddizione, che predicasti e soffristi la rivolta dello spirito contro le perfidie e gli interessi dominanti, la sordità inerte della massa, a noi oppressi da un giogo numeroso e crudele che in noi e prima di noi ha calpestato Te fonte di libere vite, dà la forza della ribellione… ». Per concludere: «Dio della pace e degli eserciti, Signore che porti la spada e la gioia, ascolta la preghiera di noi ribelli per amore».

 

Da: https://www.avvenire.it/agora/pagine/olivelli-e-gli-altri-tenacia-da-ribelli-per-amore?fbclid=IwAR2EmiZXaiU2uk1ko4TJ8Xwv6CdJtiYE5UkDIBL4Xlz0YXN-5SAyrvHLkj8

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