Sospensione

In ottemperenza a quanto disposto dal Governo e dall’Assemblea dei Vescovi della regione Emilia Romagna, tutti gli eventi organizzati per la conoscenza e divulgazione della figura del beato Odoardo Focherini sono sospesi.

Invitiamo a pregare il beato per la tua intercessione con le parole del vescovo Castellucci

Padre buono, ti ringraziamo
perchè hai chiamato alla vita Odoardo,
servo buono e fedele,
cristiano semplice e generoso,
sposo e padre affettuoso,
lavoratore onesto e instancabile.
Signore Gesù, ti ringraziamo
perchè hai accompagnato al martirio Odoardo,
testimone del tuo amore fino al culmine,
operatore di pace nei recinti dell’odio,
uomo mite affidato al tuo Vangelo.
Spirito Santo, ti ringraziamo,
perchè hai trasfigurato l’esistenza di Odoardo,
reso trasparente al tuo amore
ed esemplare interprete della bontà da te infusa
nei cuori degli uomini.
Per intercessione del beato Odoardo,
sappiamo anche noi gustare la presenza di Dio
nella nostra vita quotidiana,
donando le nostre forze
per edificare la Chiesa e la società.
Amen

Erio Castellucci, Arcivescovo Abate di Modena-Nonantola
Amministratore Apostolico della Diocesi di Carpi

La vita si fa storia

Giornalismo: Carpi, il 15 marzo convegno “La vita si fa storia” nell’ambito del 75° anniversario del martirio del beato Odoardo Focherini

In occasione del 75° anniversario della morte del beato Odoardo Focherini, giornalista e amministratore de “L’Avvenire d’Italia”, il 15 marzo prossimo si terrà a Carpi il convegno “La vita si fa storia. ‘Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria’ (Es 10,2)”. L’iniziativa, ospitata dalle 15 presso l’auditorium della biblioteca “A. Loria”, sarà aperta dall’introduzione di Giovanni Rossi, presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna. Seguiranno le relazioni di Roberto Righetti (giornalista, presidente Associazione stampa modenese) su “Il dovere della memoria: il giornalismo nel tempo dell’hate speech (incitamento all’odio)”, di Alessandro Rondoni (direttore dell’Ufficio per le Comunicazioni sociali della Conferenza episcopale dell’Emila Romagna), su “Giornalista libero, fedele alla coscienza: Odoardo Focherini ci ispira ancora”, e di Brunetto Salvarani (giornalista, docente della Facoltà teologica dell’Emilia Romagna) su “La narrazione della memoria dalla Bibbia ai social”. Seguiranno gli approfondimenti “Odoardo Focherini e la stampa cattolica tra le due guerre mondiali” proposto da Giorgio Vecchio (storico dell’Università di Parma), “Martiri ‘in amorem humanitatis’” presentato da Guido Dotti (teologo e monaco di Bose), e “Storia e memoria oggi: quale comunicazione?”, tema che verrà affrontato da Milena Santerini (pedagogista dell’Università Cattolica di Milano e coordinatrice nazionale per la lotta contro l’antisemitismo). I lavori, coordinati dalla giornalista Benedetta Bellocchio, si concluderanno dopo il dibattito tra i partecipanti.

Incontro Giornalisti

Monsignor Castellucci incontra i giornalisti: «Non lasciatevi abbagliare dalle fake news»

Da: https://www.ilrestodelcarlino.it/modena/cronaca/monsignor-castellucci-incontra-i-giornalisti-non-lasciatevi-abbagliare-dalle-fake-news-1.5022208

Si è svolto all’insegna della memoria del beato Odoardo Focherini, di cui ricorre il 75° del martirio, l’incontro avvenuto ieri tra monsignor Erio Castellucci, amministratore apostolico della diocesi di Carpi e i giornalisti, per la festa del loro patrono San Francesco di Sales. Prima la messa nella chiesa dell’Adorazione (frequentata dallo stesso Odoardo e poi dalla moglie Maria Marchesi) e poi il confronto nelle sede della Fondazione Fossoli, ex sinagoga. Dopo i saluti della padrona di casa, Cleofe Filippi, vice presidente della Fondazione Fossoli, è stato monsignor Gildo Manicardi, vicario generale, a illustrare le tappe commemorative del 75° anniversario della morte di Focherini che culmineranno nel convegno del 23 maggio in Cattedrale nel contesto della Festa del Patrono, cui parteciperanno decine di studiosi e che ha ricevuto il patrocinio del Comune. Da parte sua, partendo Del messaggio di Papa Francesco per la Giornata delle Comunicazioni sociali, il Vescovo Erio ha esortato a non «tagliare le radici della memoria», e a fare attenzione alle parole nonché alle fake news e al fenomeno degli ‘hater’ o leoni da tastiera.

Si veda anche: https://www.voce.it/it/articolo/1/chiesa/castellucci-ai-giornalisti-collocare-la-memoria-nel-futuro-e-attenti-alluso-delle-parole/?fbclid=IwAR1nh5NKo8hM2YXQZVmcYnxj0QXeCdu3oHffNinrHtjRDXuIJ4or6RmHI7I

l’Avvenire è amore e memoria

Da: https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/il-direttore-risponde-odoardo-focherini

Odoardo Focherini e la forza dell’amore: memoria viva di una nipotina, e nostra

Gentile direttore,
sono una nipote di Odoardo Focherini e vista l’attenzione che ad “Avvenire” avete sempre nei confronti del nonno, mi fa piacere inviarvi il testo che mia figlia Virginia di 12 anni (nipote di Rodolfo Focherini, quarto figlio di Odoardo) ha svolto in classe. Il tema era questo: «Immagina di vivere un’epoca del passato. Scrivi una lettera a un familiare o a un amico/a in cui descrivi il contesto in cui ti trovi». Virginia si è talmente immedesimata nel dolore del nonno Rodolfo, da farlo suo: il testo sembra scritto proprio da mio padre. Cordiali saluti.
Cristina Focherini

Marcena, 12 agosto 1944
Caro Babbo, come stai? Io sto bene ma sento la tua mancanza. Ieri siamo partiti per la città a te più cara, Marcena. Quando siamo entrati nella rustica solita stanza, lo zio ci ha fatto una sorpresa: ha separato la stanza! Una parte è per me e Attilio e l’altra per le mie sorelle; ero davvero felice! Olga però era un po’ arrabbiata perché, essendo la più grande, sentiva il bisogno di una camera tutta per sé: non la biasimo, ma alla fine si è trovata bene.
Se ti stessi chiedendo che ora siano, sono le otto di sera. Oggi siamo andati a funghi e ne abbiamo presi molti. Un poco di essi li abbiamo regalati, ma abbiamo ancora due cesti di vimini pieni di porcini e finferli. Come ogni volta, abbiamo fatto a gara a chi ne prendeva di più; per la prima volta ho superato Olga e ho vinto. Avevo solo cinque funghi in più, ma per me è sempre un grande traguardo.
Il pomeriggio sono stato male: raffreddore e male alla schiena; sono stato a letto, ma Attilio continuava a darmi fastidio “Giochiamo? Dai giochiamo con il trenino? Giochiamo?”, continuava a dire e mi dava il mal di testa. Alla fine gli ho urlato di finirla e lui ha pianto. È subito accorsa la Mamma che lo ha consolato; dopo avergli asciugato le lacrime lo ha rimproverato perché non doveva importunarmi se stavo male. Lui lo ha capito e mi ha chiesto scusa e io ho fatto lo stesso. Oggi è stata una giornata intensa e vado a dormire. Alla Mamma manchi tanto, sai? Manchi molto anche a me; manchi molto a tutti. Rodolfo

Bolzano, 9 settembre 1944
Caro Dodino (Odoardo Focherini chiamava il figlio Rodolfo “Dodino”), qui dove sono io si sta benissimo: ho un bel pigiama a righe blu e bianche e dormo su un comodo letto di legno. Mi spiace che il tuo mal di schiena persista e che tu abbia il raffreddore. Salutami tutte le tue sorelle e Attilio. Di’ a quest’ultimo che non ti doveva dar fastidio, anche se sono felice che sia riuscito a capire il proprio errore; inoltre potresti riferire a Olga che quando crescerà capirà che avere l’aiuto di quattro sorelle è importante e molto utile. Salutami la piccola Paola e voglio che tu le insegni a distinguere vari tipi di funghi velenosi e sani: porcini, finferli e champignon.
Dodino, ti devo dare un incarico molto molto importante: ogni mattina sveglia la Mamma con un bacio; il bacio che tu le darai sarà come se glielo dessi io. Di’ alla Mamma che la amo e che mi manca; mi mancate tutti, soprattutto Paola con cui sono stato troppo poco tempo.
È ora di mangiare e non vedo l’ora di mangiare quel buon pezzo di carne succulenta che ci danno. Non vedo l’ora di tornare da voi e vedere come siete cresciuti.
Ti voglio bene, Dodino, il tuo Babbo Odoardo

Carpi, 2 gennaio 1945
Caro Babbo, quando torni? Ti aspetto sempre davanti alla porta dopo aver fatto i compiti. Quando torni? Alcune persone ci hanno detto che sei morto, ma io so che non è così, vero? Tu sei ancora là e stai aspettando di uscire, vero? Ti voglio bene, il tuo Dodino

Carpi, 7 maggio 1945
Dolce Babbo, dove ti trovi? Sento sempre di più la tua mancanza. La Mamma è sempre triste e sta sempre e solo in casa; quando tornerai? I miei famigliari sono tristi e stanno in lutto, ma io so che sei vivo e quando meno ce lo aspetteremo tu ritornerai. Bacerai la Mamma, ci abbraccerai tutti e farai fare i salti in aria a Paola. Ti aspetto, Dodino

Marcena, 12 agosto 1946
Caro Babbo, dove sei? Ti aspetto, ma non arrivi mai… ti voglio qui con me; ti vogliono tutti qui. Molte persone mi dicono di smettere di pensare che tu sia vivo, ma tu non sei morto, io lo sento, io lo so. La Mamma non è più la stessa, non sorride più, ma io faccio, come mi hai detto, la sveglio con un bacio. Dodino

Marcena, 26 luglio 1947
Mi manchi tanto, Babbo. Dodino

Virginia

Cara signora Cristina, dico semplicemente grazie a lei e sua figlia Virginia per aver condiviso con me e con noi tutti questa bella e delicata “pagina” di scuola e di vita. Trovo che sia una commovente dimostrazione di come la trasmissione affettuosa e partecipe, di generazione in generazione, della memoria familiare e collettiva sia un bene davvero grande. Brava o bravo l’insegnante che ha saputo far germogliare tutto questo in uno scritto. Bravissima Virginia. Non c’è una parola aspra in questa corrispondenza frutto dell’immedesimazione di sua figlia con il nonno, ancor bambino, e il bisnonno deportato dai nazifascisti e morto in campo di concentramento a causa del suo impegno per salvare uomini e donne italiani o di origine straniera, quasi tutti ebrei, che allo sterminio nei campi voluti da Hitler sarebbero stati destinati. E c’è tutta la forza dell’amore familiare e dell’amore cristiano che legava e lega i membri di una famiglia italiana, speciale eppure eguale a tante altre. Un amore che non esclude e che si comunica. Leggere e riflettere scalda davvero il cuore. Soprattutto di questi tempi, dove asprezze e smemoratezze fanno breccia tra non pochi italiani ed europei e persino tra i credenti.
È vero, cara signora, tutti noi di “Avvenire” abbiamo una gratitudine, una devozione e una passione speciali per Odoardo Focherini, primo e unico giornalista italiano a essere riconosciuto Beato dalla Chiesa. Ogni edizione di “Avvenire” viene pensata e impostata idealmente assieme a lui, sotto i suoi occhi. Ho voluto che una copia del suo Decreto di beatificazione e del primo numero post-bellico del suo giornale bolognese “L’Avvenire d’Italia” (che assieme al milanese “L’Italia” ha dato vita al nostro quotidiano) ci guardassero dalla parete della sala dove al mattino teniamo la nostra quotidiana Riunione di Redazione. Per fare il “giornale del giorno che viene” bisogna aver chiaro che l’Avvenire è amore e memoria, stare sempre dalla parte dei più deboli, mantenere occhi buoni e tranquillo coraggio della scelta. Come Odoardo ci ha insegnato e ancora ci insegna.

Il coraggio di Odoardo

Il coraggio di Odoardo Focherini

Il suo nome è scritto su una “pietra d’inciampo” a Mirandola. Ecco la sua storia, utile per la “Giornata della memoria” Scritto da Beatrice Tuzza

L’autrice, tredicenne, è tra i ragazzi che hanno avuto modo di conoscere la figura di Focherini attraverso il racconto del nipote. Con l’aiuto della mamma, giornalista di Sempre, ha raccolto questa storia, che tanto ha da dire ai ragazzi di oggi.

Tutte le estati, quando vado a prendere il gelato in Piazza Costituente, passo davanti a un grande edificio giallo. Non mi sono mai chiesta che posto fosse, anche perché una tredicenne non ha uno sguardo da scrittore e quindi non riesce a fare molto caso ai dettagli. Ma oggi è stato diverso. Mentre camminavo per fare una passeggiata per schiarirmi le idee, guardandomi i piedi ho notato sul marciapiede una mattonella dorata con sopra inciso un nome a me ben noto, Odoardo Focherini, oggi beato.
Mia madre mi ha spiegato che è una pietra d’inciampo, la prima nella provincia di Modena, posata a Mirandola il 16 gennaio scorso. E così, dopo 75 anni dal suo martirio, anche noi ragazzi potremo ricordare e capire: Odoardo era uno di noi!

Per leggere l’articolo:

https://www.semprenews.it/news/Il-coraggio-di-Odorardo-Focherini.html

Cammina Italia

Cammina Italia. Reportage lento nella memoria dello sterminio Il nostro cammino parte dal campo di concentramento di Fossoli, in Emilia Romagna, dove passarono milioni di deportati diretti verso i lager. Con Alfredo Di Giovampaolo ripercorriamo quella storia, con le voci dei testimoni –

Odo Semellini ricorda la figura del beato Odoardo Focherini dal minuti 8 58”

Risultati immagini per campo fossoli
Il campo di Fossoli

See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Cammina-Italia-reportage-lento-nella-memoria-dello-sterminio-26b9792b-8a35-42c4-afc6-8243848d6256.html

Focherini in biblioteca

Il Giusto Odoardo Focherini per il Giorno della Memoria

Pay > Rovigo Pay Giovedì 23 Gennaio 2020

GAVELLO

Nella ricorrenza della Giornata della memoria la Biblioteca comunale di Gavello dedica una serata a Odoardo Focherini, martire e Giusto fra le nazioni, beatificato nel 2013 per il suo esempio e l’impegno a favore degli ebrei durante i terribili momenti dell’Olocausto. Domani alle 21 ospite della Biblioteca sarà il nipote Francesco Manicardi, giornalista e scrittore, per ripercorrere la vita del nonno partendo dall’impegno civile e politico nell’Azione Cattolica fino alla prigionia e alla morte nei lager nazisti. Odoardo Focherini era un noto dirigente d’azienda ed intellettuale cattolico, medaglia d’oro al merito civile, iscritto nell’Albo dei Giusti per la sua attività a favore degli ebrei per la quale fu arrestato e deportato nel campo di concentramento di Hersbruck, in Germania, dove morì a 37 anni di età. Nel 2012, Papa Benedetto XVI firmò il decreto che ne riconosce il martirio in odium fidei, aprendo la via alla beatificazione celebrata nella sua Carpi l’anno successivo. Nella serata il nuovo Comitato di gestione della Biblioteca, che recentemente ha confermato Paolo Rimbano alla presidenza, propone la conoscenza della figura e della vita di Focherini, stimolando una profonda riflessione sul sacrificio compiuto a costo della propria vita in difesa dei più alti valori dell’umanità. Dal carcere, Focherini ebbe modo di dire al cognato: «Se tu avessi visto, come ho visto io in questo carcere, cosa fanno patire agli ebrei, rimpiangeresti di non averne salvati in numero maggiore…». La serata è aperta alla partecipazione del pubblico.M. Ten.