www.OdoardoFocherini.it, Giusto e Beato
5Feb/180

Olivelli ricordato da papa Francesco

“A Vigevano, è stato proclamato Beato il giovane Teresio Olivelli, ucciso per la sua fede cristiana nel 1945, nel lager di Hersbruck”. Lo ha annunciato Papa Francesco dopo l’Angelus, ricordando alla folla dei fedeli che il martire partigiano “ha dato testimonianza a Cristo nell’amore verso i più deboli e si unisce alla lunga schiera dei martiri del secolo scorso”. “Il suo eroico sacrificio – ha invocato Bergoglio – sia seme di speranza e di fraternità soprattutto per i giovani”. Nell’omelia della celebrazione di Vigevano, riporta Avvenire, il cardinale Amato ha esaltato la figura di Olivelli – il “ribelle per amore” come spesso è chiamato ricordando la preghiera da lui stesso composta – patriota eroico e cattolico virtuoso, che “combatté il male con tutte le sue forze di fede e intelligenza non «con armi letali, ma con quella energia benefica e divinamente invincibile che è la carità”.

Tra i concelebranti c’erano l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini con monsignor Ludwig Schick, arcivescovo di Bamberga, nel cui territorio si trova Hersbruck e il vescovo di Vigevano Gervasoni. Presente anche monsignor Francesco Cavina, vescovo di Carpi dove viene venerato Odoardo Focherini, altro martire di Hersbruck.

Articolo: http://www.farodiroma.it/2018/02/04/francesco-ricorda-beato-teresio-olivelli-ribelle-amore/

4Feb/180

Rassegna stampa

https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/olivelli-combattente-carita

Prima della benedizione finale il vescovo di Vigevano, Gervasoni ha rivolto calorose parole di ringraziamento a papa Francesco, al cardinale Amato, ai vescovi e ai sacerdoti concelebranti e a tutta l’assemblea. Tra i concelebranti c’erano l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini con monsignor Ludwig Schick, arcivescovo di Bamberga, nel cui territorio si trova Hersbruck - presente a Vigevano con il parroco e una delegazione del paese che ha dato il nome al campo di concentramento. Presente anche monsignor Francesco Cavina, vescovo di Carpi dove viene venerato Odoardo Focherini, altro martire di Hersbruck (oggi Schick farà un pellegrinaggio anche nella cittadina emiliana). E presenti anche i vescovi della diocesi che hanno visto Olivelli nascere e crescere fin quando la famiglia si trasferì a Zeme e poi a Mortara (Oscar Cantoni di Como) e di quella che lo ha ospitato da studente universitario (Corrado Sanguineti di Pavia), nonché l’ordinario militare Santo Marcianò.

http://www.ilgiorno.it/pavia/cronaca/teresio-olivelli-beato-1.3701017

http://www.lastampa.it/2018/02/03/vaticaninsider/ita/news/beato-teresio-olivelli-alpino-deportato-a-hersbruck-Ygvd9H3TfLtqcgxhn1YZUJ/pagina.html

http://www.famigliacristiana.it/articolo/teresio-olivelli-diventa-beato-il-ribelle-per-amore.aspx

http://www.vigevano24.it/2018/02/03/leggi-notizia/argomenti/attualita-11/articolo/teresio-olivelli-e-beato-oltre-3000-persone-alla-cerimonia-al-palasport-di-vigevano.html

Per maggiori informazioni: https://www.teresioolivelli.com/

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3Feb/180

Teresio Olivelli beato!

Tanta emozione oggi a Vigevano per ricordare e onorare il beato Teresio Olivelli.

Ha avuto il coraggio di vivere la sua fede da laico.

Ha avuto il coraggio di rivedere le sue priorità e riscoprire il messaggio evangelico portandolo fino al martirio.

Nessuno nasce santo, ma tutti lo possiamo diventare.

Grazie Teresio per il tuo esempio.

E grazie per la tua amicizia con Odoardo, grazie per non averlo lasciato morire solo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rappresentanza della comunità cattolica di Hersbruck

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1Feb/180

Beatificazione di Teresio Olivelli

A Vigevano la beatificazione di Teresio Olivelli

L’amicizia fra i Beati Odoardo Focherini e Teresio Olivelli nata nel campo di concentramento di Fossoli

E’ il bolognese Franco Varini, sopravvissuto ai lager, l’unico testimone dell’episodio che nel luglio 1944 vide coinvolti Teresio Olivelli e Odoardo Focherini nel campo di concentramento di Fossoli. “Varini - spiega Maria Peri, nipote di Focherini e ricercatrice storica - racconta che l’uomo ‘misterioso’ che aveva visto una sera nel campo e di cui Odoardo gli aveva severamente proibito di parlare era Olivelli. Ne aveva scoperto l’identità quando, trasferiti in seguito nel campo di Bolzano-Gries, aveva visto arrivare scortato dalle SS lo stesso uomo, massacrato di botte, e, dopo averlo riferito a Odoardo, questi in lacrime gli aveva rivelato tutto”.
Ovvero che Teresio, prosegue Maria Peri, “riuscito a scampare all’eccidio del poligono di tiro di Cibeno del 12 luglio 1944, era stato nascosto e sfamato da Odoardo nel campo di Fossoli. Di ciò si trova traccia nelle richieste di cibo che mio nonno indirizzò ai genitori in quei giorni: la madre, stupita, si chiese perché la quantità richiesta fosse aumentata.
Possiamo immaginare che quel cibo in più fosse per Olivelli”. Un’altra traccia da cui si intravvede il legame fra i due è, sottolinea Maria Peri, nelle “due lettere alla moglie di Odoardo scritte in tedesco e spedite dal campo di Hersbruck, nonostante agli italiani, in quanto traditori, fosse vietato scrivere. Si è constatato che la grafi a è quasi certamente quella di Olivelli, che conosceva molto bene il tedesco, facendo anche da interprete per i compagni di prigionia.
E’ verosimile pensare che con questi scritti Olivelli abbia voluto aiutare Odoardo, ricambiando con gratitudine quanto l’amico aveva fatto per lui a Fossoli”. Ed è  infine da Teresio Olivelli, che ne tramandò le parole ad un altro deportato, il maresciallo Salvatore Becciu, che ci è giunto il testamento spirituale di Focherini.
“A Fossoli - spiega Maria Peri - Odoardo ebbe modo di conoscere un gruppo di antifascisti cattolici, laici e sacerdoti, fra cui anche Olivelli, appartenenti alla Fuci e all’Azione Cattolica, in cui si inserì partecipando alla recita clandestina del Rosario e alla meditazione quotidiana del Vangelo. Si creò, dunque, fin dall’inizio una particolare sintonia fra i due.
Mi piace pensare - conclude - che se Odoardo, nel ‘campo di annientamento’ di Hersbruck, come lo chiamavano gli stessi nazisti, ebbe la forza di pronunciare in punto di morte parole da uomo è perché in quell’infermeria aveva al suo fianco proprio Olivelli”.
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28Gen/180

Solidarieta’

Sarà “una visita per ricordare di scegliere ogni giorno la solidarietà” quella che compirà domani, sabato 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, il vescovo di San Marino-Montefeltro, mons. Andrea Turazzi.
Alle 9, infatti, si recherà in visita alla lapide posta in ricordo della Shoah in prossimità di Contrada Santa Croce a San Marino.
Sarano presenti il segretario di Stato per gli Affari esteri della Repubblica di San Marino, Nicola Renzi, e una rappresentanza degli studenti e delle studentesse della scuola secondaria superiore. Nell’occasione, si legge in una nota, mons. Turazzi “desidera sottolineare la necessità di non dimenticare la tragedia del popolo ebraico; con il suo gesto vuole testimoniare la vicinanza ai familiari di coloro che furono deportati ed uccisi dai regimi nazista e fascista e vuole portare alla coscienza di ciascuno la consapevolezza delle conseguenze tragiche determinate da odio e razzismo, pericoli presenti anche nel mondo contemporaneo”.
Nella nota diffusa dall’Ufficio stampa e comunicazioni sociali della diocesi, si ricorda che “molti furono i preti, i religiosi e le religiose, le donne e gli uomini cristiani che offrirono un aiuto concreto ai cittadini italiani e stranieri di religione ebraica perseguitati e costretti a fuggire e a nascondersi, così come dimostrano le ricerche condotte da storici di diverse appartenenze”.
“Mons. Turazzi ricorda come esempi padre Massimiliano Kolbe ed Odoardo Focherini”, entrambi morti nei lager: il primo ad Auschwitz, il 14 agosto 1941; il secondo a Hersbruck, il 27 dicembre 1944.

Da: https://agensir.it/quotidiano/2018/1/26/giornata-della-memoria-domani-mons-turazzi-san-marino-montefeltro-in-visita-alla-lapide-in-ricordo-della-shoah-in-contrada-santa-croce/

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27Gen/180

Incontri

Odoardo Focherini e Alfredo Sarano, due uomini consapevoli e responsabili, intelligenti e lungimiranti che si sono impegnati fino in fondo per la salvezza di chi gli stava accanto.
Con delle mogli al loro pari accanto.

Le loro storie si sono incontrate su Avvenire nel 2012.

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Ieri si sono ritrovate attraverso chi si prende cura delle loro storie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Perchè la Memoria è vita e cammina sulle nostre gambe

 

 

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26Gen/180

L’Italo Americano

Articolo di Generoso d'Agnese

Morì il 27 dicembre del 1944 nel campo di Flossenburg, dopo aver vissuto l’esperienza nei campi di concentramento di Fossoli (Carpi) e Gries (Bolzano). Per i tedeschi era un odioso amico degli ebrei. L’Italia gli ha conferito 60 anni dopo  la Medaglia d’oro della Repubblica italiana al Merito Civile. Per gli ebrei è tra i Giusti fra le Genti dal 1969. La chiesa lo ha beatificato. Il suo nome  era Odoardo Focherini.

Nato a Carpi (Modena) il 6 giugno1907 da una famiglia di origini trentine, Odoardo fin da ragazzino si impegnò nelle varie associazioni cattoliche, e divenne presidente diocesano dell’Azione  Cattolica.  . Nel 1930 sposò Maria Marchesi che fra il 1931 e il 1943 di regalò sette figli. Assunto nel 1934 dalla Società Cattolica di Assicurazione di Verona arrivò in poco tempo  a ricoprire il ruolo di ispettore per Modena, Bologna, Verona e Pordenone, ma parallelamente coltivò sempre la sua passione per il giornalismo. All’età di 17 anni infatti aveva fondato “L’Aspirante” insieme a Zeno Saltini (futuro religioso e fondatore di Nomadelfia), realizzando la prima testata cattolica italiana dedicata espressamente ai ragazzi e che nel 1928, grazie alla Pia Società San Paolo, divenne giornale nazionale. Dal 1925 Focherini collaborò anche per Cuor di giovane, L’Operaio Cattolico, divenendo nel 1927 corrispondente locale per il quotidiano bolognese L’Avvenire d’Italia (che oggi tutti conoscono come  L’Avvenire) e per L'Osservatore Romano. Nel 1939 raggiunse l’apice del suo percorso nella carta stampata assumendo l’incarico di   Amministratore Delegato  de L’Avvenire d’Italia e diventando l’uomo di fiducia del direttore, Raimondo Manzini, che a lui si rivolgeva per le questioni più delicate.

La vita apparentemente tranquilla di Focherini cambiò nel 1942 e per merito del cardinale Pietro Boetto, vescovo di Genova. Il prelato indirizzò a Manzini un gruppo di ebrei giunti a Genova, pregandolo di occuparsene. Manzini a sua volta girò la richiesta a Focherini che divenne nel giro di pochi giorni il punto di riferimento per gli ebrei di passaggio a Bologna. Collaborò con don Dante Sala, un sacerdote di grande spiritualità, organizzando il viaggio fino a Cernobbio, sul Lago di Como per poi far varcare il vicino confine svizzero agli ebrei in fuga. Grazie all’azione congiunta  di Focherini e Sala  più di 150 ebrei ebbero salva la vita. Focherini però non sfuggì alla delazione.  L’11 marzo del 1944 l’amministratore dell’Avvenire era in visita presso l’Ospedale Ramazzini di Carpi per concertare la fuga di Enrico Donati. Non ebbe il tempo di organizzare l’ennesima fuga.

Focherini fu bloccato dal reggente del fascio di Carpi che lo prelevò e lo portò a Modena, dove fu tratto in   arresto per poi essere trasferito nel carcere di Bologna.

Focherini accettò senza alcun pentimento la spoliazione della propria libertà e quando il cognato Bruno Marchesi ( fratello della moglie Maria) venne a trovarlo chiedendogli il perché di tali azioni egli rispose: «Se tu avessi visto, come ho visto io in questo carcere, come trattano gli ebrei qui dentro, saresti pentito solo di non averne salvati di più».

Trasferito al campo di concentramento di Fossoli, Focherini non rivide mai più i suoi familiari ma con grande  riuscì a far giungere 166 lettere e biglietti, ufficiali e clandestini, alla moglie, ai genitori e all’amico Sacchetti. Non sono le uniche lettere che Focherini scrisse ma, per motivi di sicurezza e su indicazioni dello stesso Focherini, la moglie Maria distrusse diverse lettere ricevute dal marito in quel periodo.

Focherini morì il 27 dicembre 1944 nell’infermeria del Campo, a causa di una setticemia per una ferita non curata alla gamba. L’amico Teresio Olivelli, internato con lui a Flossemburg- Hersbruck, raccolse le sue ultime parole: «I miei figli... voglio prima vederli... Tuttavia, accetta, o Signore, anche questo sacrificio e custodiscili tu... Vi prego riferite a mia moglie che le sono rimasto sempre fedele, l’ho sempre pensata, e sempre intensamente amata».

Gli ebrei non dimenticarono le gesta di Focherini. Nel 1955 alla famiglia venne consegnata la Medaglia d’oro della Comunità Israelitica di Milano. Nel 1969 gli venne conferito il titolo di “Giusto fra le Nazioni” (l’onorificenza più alta che lo Stato di Israele riconosce ai non ebrei).

Nel 1996 iniziò il processo di beatificazione della Chiesa mentre l’Italia si ricorderà del carpigiano molti anni dopo. Nel 2007 il presidente Giorgio Napoletano consegnò infatti alla famiglia la Medaglia d'oro della Repubblica Italiana al Merito civile mentre il processo di beatificazione si è concluso il 15 giugno 2013 in Piazza Martiri a Carpi, con la cerimonia ufficiale della Beatificazione presieduta dal Card. Amato, Prefetto della Congregazione delle cause dei santi.

 

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